Scontri tra tifosi per Inter Napoli: Piovella, 'il Rosso', capo ultrà nerazzurro, resta in carcere

"Ha seguito la regola dell'omertà propria" dei gruppi della curva, "che ne uscirebbe certamente rafforzata se egli fosse scarcerato"

Repertorio

Deve restare in carcere Marco Piovella, uno dei capi della curva nord interista, arrestato per rissa aggravata dalla morte lo scorso 31 dicembre nell'inchiesta con al centro gli scontri tra ultras prima della partita Inter-Napoli del 26 dicembre, che hanno portato al decesso di Daniele Belardinelli, investito, secondo l'ipotesi, da due auto.

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Lo ha deciso il gip di Milano Guido Salvini, respingendo la richiesta di domiciliari della difesa. Piovella, secondo Salvini, "ha seguito la regola dell'omertà propria" dei gruppi della curva, "che ne uscirebbe certamente rafforzata se egli fosse scarcerato provocando ostacoli ancora maggiori all'accertamento della verità".

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Il 34enne ultras, già destinatario di numerose denunce all'Autorità Giudiziaria per episodi di violenza in occasioni di manifestazioni sportive, è stato anche indagato per violazione del Daspo a cui è attualmente sottoposto.

Da Ros è stato scarcerato

Intanto è stato scarcerato il 21enne Luca Da Ros, milanese ultrà dei Boys San dell'Inter, uno dei primi tre arrestati (insieme ai 31enni degli Irriducibili Simone Tira e Francesco Baj) per gli scontri. Da Ros, l'unico dei tre a rispondere alle domande del gip e, venerdì 4, anche dei pubblici ministeri.

Quanto a Da Ros, la sua collaborazione con gip e pm gli varrà la scarcerazione. Il suo legale ha però chiesto di non chiamarlo "pentito" e a chi gli chiedeva se il suo assistito avesse timore delle minacce (anche di morte) ricevute in questi giorni per aver accettato di parlare coi magistrati ha replicato di no, che "non c'è da preoccuparsi". Sembra comunque che, anche davanti ai pm, Da Ros abbia confermato il ruolo da leader di Piovella la sera di Santo Stefano, che l'interessato in questi giorni ha sempre smentito ("mi occupo solo della coreografia di curva").

Venti indagati, ma presto saranno di più

Al momento il bilancio è di una ventina di indagati, in prevalenza nerazzurri (per rissa, lesioni e detenzione di armi), oltre al 25enne napoletano (accusato di omicidio volontario). Indagati però anche sei napoletani in tutto. Sono poi al vaglio le posizioni di oltre 100 persone: tifosi dell'Inter, del Nizza, del Varese (presenti con i nerazzurri) ma anche del Napoli. Intanto sette interisti hanno ricevuto il Daspo per 5 o 8 anni.

Tornando alla Volvo V40, è intestata al padre del 25enne, che era a bordo della vettura con altre tre persone tra cui uno zio. Gli investigatori (al lavoro la Digos di Milano e di Napoli) cercano ora di capire chi fosse effettivamente alla guida. Tutti e quattro sono stati iscritti nel registro degli indagati come forma di garanzia. Si è saputo che il giovane ha nascosto l'auto e l'avrebbe anche lavata, forse nel tentativo di cancellare ogni traccia dell'investimento. L'accusa di omicidio volontario (la più grave) deriva dalle dichiarazioni di Piovella, secondo cui l'auto sarebbe passata lentamente sul corpo di Belardinelli già a terra, forse investito in precedenza (e con velocità più elevata) da un'altra auto

Indagati anche altri due napoletani: si tratta di coloro che, accorgendosi che Belardinelli era a terra e non si muoveva, lo hanno trasportato verso via Fratelli Zoia, per "restituirlo" agli interisti. In quel frangente, secondo diverse testimonianze da ambo le parti, i due fronti di battaglia hanno capito che era successo qualcosa di grave e, urlando vicendevolmente "basta, basta", hanno interrotto le ostilità.

Da una parte, quindi, verranno compiuti tutti gli accertamenti sulla Volvo (ad esempio tracce di sangue, vestiti o Dna di Belardinelli). Dall'altra, la Digos napoletana è al lavoro per rintracciare le altre vetture e mini van con tifosi azzurri presenti in via Novara.

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