Martina Levato vuole il figlio e ricorre in Cassazione: «Trattata peggio della Franzoni»

Il ricorso contro la decisione dei giudici di dichiarare adottabile il bambino avuto con l'ex amante Alexander Boettcher, con cui aveva pianificato e attuato gli agguati con l'acido ai suoi ex

Martina Levato

Ha sfigurato con l'acido diversi ragazzi con cui aveva avuto una storia; uno per errore, scambiato per un suo ex; un altro, aveva cercato di evirarlo dopo essersi appartata in auto con lui. Il tutto, come da lei stessa ammesso, per "purificarsi" agli occhi del suo amante, che era sposato con un'altra donna all'epoca dei fatti. Secondo quanto già reso noto, aveva addirittura detto di essere disposta a «fare anni di carcere» pur di dare un figlio a lui. 

Per la giustizia italiana, è colpevole. Parliamo di Martina Levato, che è stata condannata a vent'anni di carcere insieme all'ormai ex amante Alexander Boettcher, con cui i rapporti non sono più idilliaci come ai tempi in cui - secondo le accuse - pianificavano gli agguati ai danni di ragazzi che avevano avuto la sola "colpa" di avere avuto - in passato - rapporti con la ragazza. L'ultimo aggredito si è visto compromesso l'occhio destro

Ma Levato è intenzionata fermamente a vedersi restituito il figlio di lei e di Boettcher, partorito ad agosto 2015 e subito tolto alla giovane, già sotto procedimento penale per i fatti di cui sopra. Figlio che, nel frattempo, è stato dichiarato adottabile in primo grado e, a marzo 2017, in appello. 

Attraverso l'avvocato Laura Cossar, nota legale milanese (è tesoriere dell'ordine degli avvocati di Milano), Martina Levato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava l'adottabilità del bambino. Levato chiede che il bambino venga affidato a lei, o in subordine ad un'altra famiglia per il periodo della pena. Nel ricorso si legge, tra l'altro, che «a nessun figlio minore è stato riservato un trattamento simile, ovvero discriminatorio e privativo del diritto alla propria identità personale e familiare». 

«Lascia allibiti» la volontà di Levato di esser madre. Così avevano scritto i giudici della Corte d'Appello, ricordando l'assoluta gravità della condotta della ragazza (ex studentessa della Bocconi, con una famiglia assolutamente normale alle spalle) e dell'amante, e la conseguente incapacità di dare «riferimenti morali e materiali al bambino».

Un accenno, quello alla "moralità", che all'avvocato Laura Cossar non piace per niente. Nel ricorso, infatti, lo definisce un «giudizio pericolosamente moralistico», per poi aggiungere che Levato è cambiata e lo dimostrerebbero sia le scuse rivolte ai familiari delle vittime delle aggressioni con l'acido, sia la condotta in carcere (ha ripreso gli studi, scrive su un giornale interno di San Vittore e così via).

Farà poi senz'altro notizia l'accenno, nel ricorso, ad altri casi di processi "mediatici" con madri protagoniste. Cossar scrive che in altri casi, a fronte della condotta delinquenziale di uno o di entrambi i genitori, come «Franzoni, Parolisi, tutti i casi di associazione di stampo mafioso in cui intere famiglie delinquono», non sia mai stata mossa censura «alle capacità genitoriali».

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