Arrestato un medico chirurgo plastico del Niguarda: vita tra ospedale e 'ndrangheta

Insieme al medico è stato arrestato il titolare di una ditta di Desio. Il quadro emerso dalle indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile è quello di due figure pienamente inserite nel contesto 'ndranghetista lombardo

Il medico

Arturo Sgrò, quarantaduenne dirigente medico presso l'ospedale milanese di Niguarda, è stato arrestato martedì mattina dalla polizia di Milano con l'accusa di associazione mafiosa in quanto considerato appartenente alla “locale” di ‘ndrangheta di Desio (Mb), che fa riferimento alla famiglia Iamonte-Moscato di Melito Porto Salvo (Rc). Con il professionista, con le stesse accuse, è finito in manette anche Ignazio Marrone, titolare quarantenne di una ditta di autodemolizioni, 'Recuperi e autodemolizioni srl'. 

Il quadro emerso dalle indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile di via Fatebenefratelli, diretti da Alessandro Giuliano, è quello di due figure pienamente inserite nel contesto 'ndranghetista lombardo, con contatti ai vertici. Coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, gli agenti della Prima Sezione, diretta da Serena Ferrari, hanno potuto accertare che i due arrestati avrebbero riscosso crediti per conto di alcuni sodali detenuti, provvedendo inoltre al loro sostentamento e a quello delle loro famiglie. 

Sgrò - secondo quanto riferito da Giuliano - riusciva ad essere molto autorevole. Una condizione dettata non solo dal suo curriculum - con un borsa di ricerca in Chirurgia Maxillo-facciale e Chirurgia malformativa del viso presso l’Università di Messina e esperienze professionali all'estero - ma anche perché appartanente ad una famiglia già nota: Giuseppe e Salvatore Sgrò, suoi parenti, sono stati arrestati nell’operazione Infinito, che ha smatellato i vertici della 'ndrangheta in Lombardia.

Stando alle accuse, il chirurgo plastico, arrivato dalla Calabria a Milano nel 2012,  si sarebbe avvalso della propria professione di medico per informare ed assistere esponenti della ‘ndrangheta. Agiva sempre con molta prudenza. Anche se qualche volta avrebbe seguito gli affari della cosca incontrando qualcuno in ospedale - che non è coinvolto in alcuna maniera - ma anche sotto un cavalcavia o nell'officina di Marrone, vero teatro delle loro attività. In alcuni casi - riferisce Giuliano - ci sono stati episodi con "classici metodi mafiosi" ai danni dei creditori. Una volta, una delle 'vittime' venne rinchiusa nel capannone per costringerla a versare la somma dovuta.

Al telefono - racconta la dirigente Ferrari - spesso si parlava in codice. Sgrò usava termini come "ricette o referti medici" mentre Marrone usava termini come "gomme o ricambi", per non esporsi troppo. Il titolare della ditta di autodemolizioni è poi indagato anche per ricettazione, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra - una Beretta clandestina e una Mauser - e relativo munizionamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa. Marrone, di origine siciliana, - secondo la Mobile - sarebbe stato autorizzato dal clan a risolvere i contrasti tra gli affiliati di 'ndrangheta calabrese e Cosa Nostra. Un compito di mediazione ritenuto fondamentale.

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Commenti (1)

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    Calabresi Merdàbrèsi

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