Modella rapita a Milano, il sequestratore: "Eravamo d'accordo, lei voleva popolarità"

La difesa dell'uomo accusato del rapimento di Chloe Ayling. Pm: 'Siamo su scherzi a parte'

Chloe - Foto da Instagram

"Era tutto organizzato, poi potevamo anche uscire assieme". Si è difeso così, smentendo la sua prima versione, Lucasz Herba, il polacco di trenta anni residente a Birmingham a processo con l'accusa di sequestro di persona per aver rapito e tenuto in ostaggio la modella britannica di venti anni, Chloe Ayling

Mercoledì, durante un'udienza, il trentenne ha spiegato che la ragazza "era d'accordo con me, aveva accettato la mia proposta di un finto sequestro, perché voleva popolarità e avevamo concordato che i soldi che avremmo guadagnato li avremmo divisi e poi potevamo anche uscire assieme". In realtà, secondo gli investigatori, si era trattato di un agguato e di un sequestro vero e proprio messo in atto da Lucasz e da suo fratello Michal, in cella in Gran Bretagna in attesa dell'estradizione

La modella in lacrime sui luoghi dell'incubo

Il rapimento era avvenuto l'11 luglio mattina, quando la ventenne era stata attirata a Milano con la scusa di un servizio fotografico prima di essere aggredita e sequestrata. Da quel momento, hanno accertato gli inquirenti, era poi stata tenuta in ostaggio per quasi una settimana tra la città meneghina e una baita in provincia di Torino. I rapitori avevano chiesto 300mila euro alla famiglia e al manager della vittima minacciando di metterla all'asta sul deep web, poi avevano abbassato la richiesta a 50mila e infine avevano deciso di liberarla

Davanti al Gip Lucasz aveva raccontato che dietro il sequestro c'era una banda di romeni, ma mercoledì ha smentito se stesso dicendo che "il rapimento l'ho pianificato io, mentre lei quando è venuta a Milano non sapeva del finto sequestro, ma poi ha accettato la mia proposta". Il polacco di Birmingham ha anche raccontato che aveva conosciuto la modella nel 2015 via Facebook - ma in realtà non ci sono tracce di contatti tra i due - e ha spiegato che già allora le aveva parlato dell'idea di un finto rapimento. 

Il rapitore - sempre incalzato dal pm Paolo Storari - ha poi detto che Chloe "venne chiusa in un borsone solo per lasciare tracce biologiche e le manette se le mise da sola. Quando ci siamo accorti che i media non si interessavano a noi - ha concluso - siamo andati al consolato a Milano" per poi rilasciare la giovane. 

Lo stesso Storari, davanti alla Corte d'Assise, ha paragonato alcune scene raccontate dal trentenne al programma tv "Scherzi a parte" per sottolineare la sua scarsa attendibilità. Il pm ha poi chiuso il suo intervento chiedendo ai giudici di valutare la possibilità di sottoporre il polacco a una perizia psichiatrica perché - ha detto - "credo che tutte le sue rotelle non siano a posto". 

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