Viviane, lasciata morire dopo il "droga party": in cella l'amante che l'ha abbandonata

In manette un uomo di 34 anni, di Rozzano. La vittima era morta lo scorso 2 gennaio

Alla fine di quelle ore di sballo, l'ha presa e lasciata sulle scale di un palazzo Aler. Mentre lei chiedeva, implorava aiuto, si è limitato a metterla fuori da una delle porte del suo condominio e a far finta di nulla. Poi, quando ha capito che il suo castello di sabbia stava crollando, ha cercato di far leva sull'omertà, sul silenzio degli altri. Ma non è bastato, anche grazie al coraggio di un'amica "speciale" della vittima. 

Un uomo di trentaquattro anni - Francesco Scilimati, residente a Rozzano e con precedenti per droga - è stato arrestato mercoledì dai carabinieri della compagnia di Corsico, guidati dal capitano Pasquale Puca, con le accuse di morte come conseguenza di altro delitto, spaccio e abbandono di persona incapace per la morte di Viviane, la 43enne brasiliana il cui corpo era stato trovato il 2 gennaio sul pianerottolo al primo piano del palazzo al civico 9 di via delle Ginestre, lo stesso edificio in cui vive il 34enne. 

A inchiodare Scilimati alle sue responsabilità sono stati i militari di Rozzano, coordinati dal luogotentente Massimiliano Filiberti e dal maresciallo Carmelo Sottile, che da subito avevano capito che dietro quella morte - apparentemente avvenuta per cause naturali - c'era qualcosa di strano. 

Il corpo sulle scale

L'allarme era scattato verso le 14, quando una donna aveva telefonato al 112 e aveva spiegato di aver trovato un cadavere nell'edificio, con accanto due borse. I militari avevano identificato la vittima: la 43enne Viviane, sposata da oltre venti anni con un uomo italiano, madre di tre figlie e senza nessun collegamento diretto con quel condominio. 

Gli investigatori avevano subito cercato elementi utili nei suoi due cellulari e una mano era arrivata dal profilo Facebook della donna. Tra le sue amicizie, infatti, era comparso anche il nome di Scilimati, che - e non era un caso - vive al quinto piano del palazzo in cui si era consumato il dramma e che in quel momento era ai domiciliari per una vecchia storia di droga.  

Amanti da due anni

La conferma che quella era la pista giusta era arrivata poco dopo, quando il medico legale aveva stabilito che Viviane era morta da "intossicazione acuta di cocaina" a causa dei 14,6 microgrammi di "coca" trovati nel suo sangue, rispetto ai sei che già possono essere letali. 

Così, i carabinieri hanno insistito, hanno scavato nella vita privata della donna e hanno accertato che lei e Scilimati erano in realtà amanti da due anni. Con un lungo lavoro di intercettazioni, di interrogatori e di riscontri, i militari hanno poi ricostruito tutto quello che è accaduto proprio a casa dello spacciatore, nonostante - parole degli stessi investigatori - il "clima di omertà" con cui hanno dovuto fare i conti. 

La folle notte di Capodanno

La notte di Viviane era iniziata subito dopo il brindisi di mezzanotte fatto a casa con il marito e con una delle figlie. A cena finita, la 43enne era uscita di casa insieme a un'amica e con lei era andata in qualche locale di Milano a bere. 

Poi, però, si erano divise: la donna era tornata a casa e la vittima era andata proprio a Rozzano, a casa del suo amante. Lì, stando alle indagini, avrebbe continuato a bere e assumere cocaina per tutta la notte e per tutto il 1 gennaio in un festino praticamente infinito - dal quale sono "passate" almeno cinque o sei persone -, mentre suo marito cercava disperatamente di mettersi in contatto con lei. 

A certificarlo, anche se indirettamente, è stato lo stesso arrestato. Alle 13.06 e alle 13.08 del 2 gennaio dal suo telefono erano infatti partite due telefonate rivolte a un amico per dirgli "oh, sta male, sta morendo". L'interlocutore gli avrebbe detto di chiamare l'ambulanza - mentre in sottofondo si sentivano le richieste d'aiuto di Viviane - e lui avrebbe messo giù. 

Il coraggio dell'amica

L'ambulanza, invece, non era mai stata chiamata e il corpo della brasiliana era stato trasportato dal quinto piano fino al primo piano, dove poi l'aveva trovata la donna che aveva dato l'allarme e che era semplicemente la moglie di Scilimati, che aveva trascorso la notte fuori casa e che ora è indagata per favoreggiamento insieme a un'altra ragazza che era in casa con la vittima e l'arrestato.

Da quel giorno, proprio Scilimati aveva cercato di far sparire ogni traccia, di tenere segreta quella storia che invece a Rozzano ormai conoscevano praticamente tutti, anche se nessuno aveva trovato il coraggio di dare un aiuto ai carabinieri. Un aiuto gigante invece lo ha dato l'amica che per ultima aveva visto Viviane prima che entrasse in quella casa. La donna si era ricordata che la 43enne le aveva fatto conoscere in passato un cantante di Rozzano e così ha fatto l'impossibile per mettersi in contatto con lui. 

"L'ospedale è a 3 minuti"

Quel cantante era proprio il ragazzo che aveva ricevuto le due telefonate dell'arrestato pochi attimi prima che la donna morisse. L'amica lo ha convinto a parlare e poi lei ha fatto lo stesso con il marito di Viviane e con i carabinieri. 

A quel punto ogni tentativo del 34enne di giocare ancora sull'omertà è stato inutile. Il 5 aprile, come riscontro durante l'indagine, i carabinieri hanno perquisito casa sua e gli hanno trovato 75 grammi di cocaina, arrestandolo in flagranza. Mercoledì, nel carcere di San Vittore, gli hanno notificato il nuovo arresto per la morte della sua amante. 

"L'Humanitas - la tragica riflessione di uno degli investigatori che ha lavorato al caso - è lontana soltanto tre minuti di auto da quella casa".

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