Ferrulli, chiesti 7 anni e 8 mesi per gli agenti: quella sera “non doveva essere arrestato”

Dure le parole del sostituto procuratore Tiziano Masini: fu un arresto "illegale e arbitrario". E durante quell'arresto Micheele Ferrulli morì. In primo grado gli agenti erano tutti stati assolti

Ferrulli morì il 30 giugno 2011 - Foto repertorio

Le manette attorno ai suoi polsi non sarebbero mai dovute scattare. Quel suo corpo un po’ troppo grande e per nulla agile non sarebbe mai dovuto finire sull’asfalto. Perché, nonostante in quella tragica sera fosse “alticcio e arrogante”, lui - Michele Ferrulli, il manovale cinquantunenne morto il 30 giugno 2011 per un infarto durante un arresto in via Varsavia - non doveva essere arrestato. 

A riscrivere la storia, dopo un processo di primo grado che ha assolto tutti e quattro gli agenti imputati, è il sostituto procuratore generale di Milano, Tiziano Masini, che giovedì, durante il processo d’Appello, ha chiesto sette anni e otto mesi per due poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale e diciotto e sedici mesi per altri due agenti, la cui ipotesi di reato è stata derubricata da omicidio colposo a eccesso colposo. 

Per Francesco Ercoli e Michele Lucchetti il pg ha mantenuto l’accusa di omicidio preterintenzionale, la stessa dalla quale erano stati accolti in primo grado. Mentre, per Stefano Piva e Sebastiano Cannizzo il reato ipotizzato è “solo” di eccesso colposo nell’uso dei mezzi di coazione fisica, perché arrivati “in soccorso” solo in un secondo momento. 

Il problema, secondo il pg, è che quella sera non ci sarebbe dovuto essere né un primo, né un secondo momento. “L’arresto di Michele Ferrulli fu un atto illegale e arbitrario - la tesi del procuratore - perché ad un oltraggio a pubblico ufficiale, per cui non è previsto il provvedimento, non possono seguire addirittura violenze da parte delle forze dell’ordine”. 

Per il pg, Ferrulli quella sera “certamente alticcio e arrogante doveva essere solo denunciato per oltraggio e tutto sarebbe finito lì”. Invece a finire lì quella sera è stata la vita di Ferrulli. 

A dare il là al dramma erano stati alcuni schiamazzi di cui la stessa vittima e due suoi amici, entrambi romeni, si erano resi responsabili in strada. Ma, sempre per la tesi del pg, gli agenti in quel caso non avrebbero avuto nemmeno “la necessità di identificare i presenti” perché il gruppo aveva subito spento la musica.

L’unico reato che avrebbe commesso successivamente il manovale sarebbe stato quello di oltraggio a pubblico ufficiale e non di resistenza - per cui è previsto l’arresto - perché - parole del pg Masini - “vi è la prova che Ferrulli gesticolò soltanto e insultò gli agenti, ma non li minacciò né usò violenza contro di loro”. Anzi, ad alzare le mani per primi sarebbero stati proprio gli agenti, con “Ferrulli - secondo la ricostruzione del pg - che subì uno schiaffo da Ercoli e reagì con una spallata, a cui seguì un arresto illegale” con la presa a terra e le richieste di aiuto urlate dalla vittima

Proprio durante quell’arresto Ferrulli si spense. A ucciderlo, almeno secondo i risultati dell’ultima perizia medico legale, non sarebbero state quelle lesioni ritrovate sul suo corpo, “lievi” e causate più dall’impatto con l’asfalto che non dalle manganellate. A ucciderlo, questa la verità a cui si è finora arrivati, è stato un arresto cardiaco. Una "tempesta emotiva" arrivata durante un arresto che - secondo il pg - non sarebbe mai dovuto esistere. 

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