Morto Carlo Maria Maggi, il terrorista nero condannato (e assolto) per piazza Fontana

Maggi era leader di Ordine Nuovo: fu condannato all'ergastolo per piazza della Loggia

Carlo Maria Maggi - Foto Ansa

La giustizia lo aveva riconosciuto come mandante (e dunque responsabile) della strage di Piazza della Loggia: condannato all'ergastolo in appello nel luglio 2015, insieme a Maurizio Tramonte, e la pena poi confermata anche in cassazione il 20 giugno di un anno fa. Non è stato trasferito in carcere, ma condannato a scontare la pena ai domiciliari: proprio nella sua casa di Venezia, a 84 anni, Carlo Maria Maggi ha esalato l'ultimo respiro.

Era malato da tempo, a causa di una neuropatia: negli ultimi giorni le sue condizioni si sono aggravate. Volto noto degli “anni neri”, ormai quasi mezzo secolo fa: coinvolto in qualche modo in alcune delle stragi più gravi della storia italiana, venne prima condannato all'argastolo e poi assolto per insufficienza di prove per le vittime di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, e per la strage alla Questura di Milano del 17 maggio 1973.

Era stato assolto anche per la strage della Loggia, del 28 maggio 1974, sia in primo grado - alla fine del 2010 - che in appello, nell'aprile del 2012. Una sentenza che venne poi annullata dalla Corte di Cassazione un paio d'anni più tardi. Fino alla revisione del processo, il nuovo appello e infine la cassazione, con la doppia conferma dell'ergastolo insieme a Tramonte.

Maggi era un dottore, laureato in Medicina: ha esercitato la professione per più di 30 anni. Ma nel frattempo è stato riconosciuto come militante attivo, leader del gruppo veneto di Ordine Nuovo, gruppo di estrema destra considerato - anche dal punto di vista giudiziario - tra i più attivi nell'ambito dello stragismo fascista. Nato e cresciuto a Venezia, proprio a Venezia è morto.

“Si è portato ancora tanti segreti nella tomba – ha detto Manlio Milani, da sempre attivo nella ricerca della verità sulle otto vittime della Loggia, tra cui la moglie Livia Bottardi – e non ha detto tutto quello che sapeva. Non ha voluto tradire il suo sistema. Ha rinunciato a parlare per coprire chi era ancora vivo”.

Solo un paio di giorni prima di Maggi è morto - a 60 anni - anche Eugenio Papetti, tra i promotori della pagina Facebook “Processo di Brescia per la strage del 28 maggio 1974”, una sorta di volantino digitale che per anni ha raccontato del processo, dei suoi carnefici, delle vicissitudini giudiziarie e umane legate alla tragica vicenda.

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E' stato ricordato anche per questo, il 26 dicembre nella chiesa gremita di San Faustino, per l'ultimo saluto. C'era anche Manlio Milani, con un fazzoletto rosso al collo. C'erano i suoi bambini, Papetti insegnava alle scuole elementari Calini. C'era il presidente del consiglio comunale di Brescia Roberto Cammarata, in rappresentanza della massima istituzione cittadina.
 

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