Giovane morto travolto da un treno del metrò: Cassazione condanna l'agente di stazione di Atm

Confermata in Cassazione la condanna per omicidio colposo: l'uomo ha abbandonato la postazione monitor per controllare di persona, ma così non ha avvertito in tempo i macchinisti dei treni del pericolo

Repertorio

Confermata in Cassazione la condanna a quattro mesi di reclusione per il dipendente Atm che, la mattina del 24 aprile 2016, prestava servizio alla stazione M3 di Rogoredo, quando il giovane Santiago Galindo, di ritorno da una serata con gli amici per festeggiare il nuovo lavoro, forse a causa di uno stato d'ebbrezza cadde sui binari del metrò e venne travolto da un treno in arrivo. 

Già condannato in primo grado per omicidio colposo, il dipendente di Atm si era visto ridurre in Appello la pena: i giudici di secondo grado avevano riconosciuto un concorso di colpa del ragazzo per il 70% e, per l'uomo, le attenuanti generiche. Secondo la sentenza di Appello, che in questo riprendeva quella di primo grado, il dipendente avrebbe dovuto accorgersi attraverso i monitor della situazione di pericolo in banchina, poiché il povero Santiago aveva manifestato per molti minuti diversi segni di disagio fisico, anche barcollando mentre camminava verso l'inizio della banchina.

In casi del genere, la procedura ordinaria di Atm (statuita con un ordine di servizio) prevede che l'operatore di stazione attivi uno stato di emergenza trasmettendolo a tutti i treni in corsa, in modo che i rispettivi macchinisti sappiano del pericolo. Ma l'uomo non fece nulla di tutto ciò perché, non vedendo più il ragazzo attraverso i monitor, abbandonò la postazione per scendere a verificare di persona: una condotta che (scrive la Cassazione in sentenza) «oltre a non essere prevista dal regolamento Atm, dimostrava che» l'uomo «aveva omesso di monitorare le immagini dei monitor che chiaramente rappresentavano la caduta del giovane».

L'imputato: «Non ho ricevuto formazione»

L'imputato riteneva, nel ricorso, che Atm non gli avesse fornito sufficiente formazione su casi del genere, ma i giudici della quarta sezione penale della Cassazione (sentenza 46204, 14/11/2019), hanno ribattuto, confermando le tesi dell'Appello, che il comportamento che sarebbe stato doveroso tenere (azionare i comandi di arresto nella stazione di Rogoredo e trasmettere il segnale di pericolo a tutti i macchinisti della M3) «non necessitava di particolare istruzione o formazione», e per di più la condotta dell'operatore di stazione «si è sostanziata anche nella violazione di elementari regole cautelari di colpa generica, alla cui osservanza non può sopperire alcuna specifica formazione ed informazione».

Infine la Cassazione ha respinto anche un ricorso dei genitori del 17enne, che lamentavano l'eccessivo calcolo del concorso di colpa (al 70%) per il loro figlio. I giudici di terzo grado (che, come è noto, operano sul profilo della legittimità) hanno ribadito che è, da parte loro, insindacabile il calcolo della colpa parziale del danneggiato effettuato dalla corte d'Appello.

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