Don Mauro Inzoli, il prete “don Marcedes” che molestava i ragazzini durante le confessioni

Ecco le motivazioni della condanna a quattro anni e nove mesi di don Inzoli. I dettagli

Don Mauro Inzoli - Foto Ansa

Quella per il lusso e per le auto sportive, che gli aveva fatto guadagnare il soprannone di “don Mercedes”, evidentemente non era la sua unica passione. E ora a metterlo nero su bianco, oltre a una condanna a quattro anni e nove mesi per pedofilia, ci sono anche le motivazioni di quella stessa condanna, depositate pochi giorni fa dal gup Letizia Platè. 

Don Mauro Inzoli, il prete sessantaseienne di Crema - ex esponente di spicco di Comunione e Liberazione di Roberto Formigoni - abusava dei ragazzini “approfittando - scrive il giudice, come riporta Repubblica - con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani”. 

In particolare, si legge nelle pagine con le motivazioni: le molestie avvenivano “nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso così confondendo ulteriormente i giovani”. Il don, infatti, in alcuni casi - sono cinque gli episodi per cui è stato condannato - ha giustificato i suoi atti facendo ricordo ad alcuni passaggi del Veccho Testamento. 

La condanna per Inzoli è arrivata per le molestie sessuali compiute, dal 2004 al 2008, su cinque ragazzini: dodici anni il più piccolo, sedici il più grande. Tutti - secondo il gup - vittime di una “forte sottomissione psicologica". 

Il processo per don Mercedes era arrivato soltanto dopo un parziale intervento del Vaticano, che lo aveva invitato ad una ”vita di umiltà e preghiera" nel 2014 su decisione di papa Francesco, che aveva ammorbidito il precedente provvedimento di papa Benedetto XVI che aveva stabilito, per il prete di Crema, la riduzione allo stato laicale.

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Eppure, lo stesso don Inzoli sembrava non essersi mai preoccupato troppo delle prescrizioni della Santa Sede. Tanto che a gennaio 2015 aveva partecipato al convegno sulla famiglia organizzato in regione Lombardia, alla presenza di esponenti di spicco della politica lombarda come Roberto Maroni e proprio quel Roberto Formigoni che lo aveva accolto in Cl. In quella occasione, molti dei partecipanti "giurarono" di non averlo riconosciuto.

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