Strada Binasca, giro di vite contro la prostituzione: multati tre clienti e una "lucciola"

I controlli dei carabinieri per applicare un regolamento del Comune di Siziano che, però, rischia di essere incostituzionale. Ecco perché

I controlli dei carabinieri

Giro di vite contro la prostituzione in strada sulla strada provinciale 40 "Binasca", che collega Binasco con Melegnano ed è considerata una delle strade con il più alto tasso di attività di meretricio in Italia. Tre prostitute ed un cliente sono stati multati di 500 euro ciascuno, per un totale di duemila euro. 

I controlli sono stati effettuati sabato 20 gennaio a Siziano da parte dei carabinieri del comando provinciale di Pavia, che hanno applicato l'articolo 35 del regolamento di polizia urbana del Comune, attraversato dalla Binasca per qualche chilometro. 

Il regolamento vieta l'esercizio di «attività di meretricio» in «tutto il territorio comunale» con «qualunque modalità e comportamento». Nel testo si specifica che il divieto si estende anche al «contrattare e concordare prestazioni sessuali» e i conducenti dei veicoli non possono effettuare fermate anche di breve durata per questo scopo.

Ma molti regolamenti antiprostituzione sono incostituzionali

Sono ormai diversi i pronunciamenti di giudici italiani (Tar e anche Corte Costituzionale) che sanciscono l'incostituzionalità di ordinanze di sindaci e regolamenti di polizia urbana che, per cercare di combattere la prostituzione, semplicemente la vietano su tutto il territorio comunale senza limiti temporali. 

Scritti così, infatti, regolamenti ed ordinanze violano una norma delle cosiddette "preleggi" (le disposizioni preliminari al codice civile), che all'articolo 4 prevedono che «i regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni di legge». In parole più semplici, un Comune non può disciplinare la "lotta alla prostituzione" sostituendosi allo Stato, visto che la prostituzione in strada è lecita tranne che in determinate condizioni già previste dalla legge statale in vigore (se si invita «al libertinaggio in modo scandaloso e molesto» e se «si segue per la via le persone, invitandole al libertinaggio»).

Diverso il caso di quei Comuni che, invece, pongono divieti temporanei (ad esempio di qualche mese o di un anno) in aree limitate del proprio territorio, motivando in modo efficace il divieto: in questi casi, di solito, la magistratura dà loro ragione.

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