Le mani della ‘ndrangheta su Expo e il mega centro di Arese: 'Metodi mafiosi per gli appalti'

La guardia di finanza di Reggio Calabria ha sequestrato beni per quindici milioni di euro

Il gruppo avrebbe svolto anche lavori ad Expo

Dalla Calabria erano arrivati a Milano con le idee precise. Con un solo obiettivo in mente: permettere alle loro aziende, ai loro prestanome, di infilarsi in tutti i grandi affari. E, secondo la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ci erano riusciti. 

Martedì mattina, la Guardia di finanza della provincia calabrese - su richiesta proprio della Dda - ha eseguito una vasta operazione anticrimine portata avanti tra le province di Milano, Reggio, Catanzaro, Catania, Bergamo, Bologna, Brescia e Mantova, nei confronti di un gruppo di persone - si legge nella nota - “ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, induzione alla prostituzione, detenzione illecita di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso”. 

Nell’ambito dell’operazione i finanzieri hanno messo le mani su auto di lusso, case, palazzi, moto e conti correnti - tutti riconducibili agli indagati - per un valore complessivo di oltre quindici milioni di euro. 

Gli indagati, questa la convinzione della Dda, avrebbero preso parte - con le loro aziende "fantasma" - ad alcuni lavori per grandi opere i cui appalti sarebbero stati ottenuti “anche con il ricorso di metodo mafiosi”.

Lo schema del gruppo era chiaro: gli uomini della 'ndrina - tutti molto vicini alle cosche Aquino Coluccio e Piromalli Bellocco - trovavano dei prestanome e aprivano “anonime società al nord Italia”. Quelle stesse società, poi, partecipavano alle gare e - proprio attraverso l’uso di “metodi mafiosi” - le vincevano. 

L’organizzazione criminale, infatti, avrebbe partecipato - evidenza la Gdf - “alla realizzazione dei padiglioni della Cina e dell’Ecuador” per Expo 2015, alle “opere di urbanizzazione e delle infrastrutture di base nella fiera Expo 2015”, al “subappalto per la società Ferrovie del Nord”, “all’ipermercato di Arese” - uno dei centri commerciali più grandi d’Italia - e al “consorzio di Bereguardo”. 

L’indagine - denominata “Rent” - è un approfondimento dell’inchiesta “Underground”, eseguita lo scorso tre ottobre dalla Guardia di Finanza di Milano, che ha incastrato il luogotenente del clan Aquino Coluccio, Antonio Stefano, ma soprattutto il suo referente imprenditoriale, Pierino Zanga. Lo stesso Stefano sarebbe diventato negli anni il punto di riferimento del boss Coluccio e proprio lui avrebbe garantito alla cosca soldi e affari coi traffici di droga. 

Il grande dubbio, o forse qualcosa di più, della Dda di Reggio Calabria, è che quei soldi siano stati usati proprio tra Expo e Arese. 

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