"Negro me...": ancora insulti al medico della Croce rossa originario del Camerun. Foto

Andi, medico del Camerun che da anni vive a Sesto, di nuovo vittima di razzismo

Una cena al Pigneto, a Roma, rovinata da una scritta deprecabile: "Negro m****". A trovarla sul cofano della propria auto un dottore dell'area salute della Croce Rossa, Andi Nganso, orginario del Camerun ma residente in Italia da 13 anni.

È accaduto nella serata fra il 21 ed il 22 agosto dopo che il dottore - che vive a Sesto San Giovanni, nel Milanese - aveva portato un suo amico, anch'egli africano, a mangiare nel quartiere della movida capitolina ed aveva posteggiato la propria auto su circonvallazione Casilina. Sulla macchina era ben visibile l'adesivo della Croce Rossa posto sul parabrezza. 

Particolarmente provato il compagno di Andi, che una volta vista la scritta ha chiesto di andare via per paura di "una aggressione razzista". Denunciato l'episodio alle forze dell'ordine, gli investigatori stanno indagando per risalire agli autori del grave episodio di razzismo.

Oramai in Italia da oltre 10 anni, purtroppo Andi Nganso - che aveva partecipato attivamente alla grande manifestazione meneghina "Insieme senza muri" - non è nuovo ad episodi del genere. A Cantù, all'inizio dello scorso anno, era stato insultato pesantemente da una paziente che non voleva che un africano la curasse al pronto soccorso.

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Sono stufo dei vostri sguardi, delle signore che si stringono alla borsetta alla fermata dell’autobus, di tutti quelli che sembrano non riuscire a decifrarti se non gli spieghi esattamente di dove sei e come sei venuto in Italia anche se non vi conoscete. Non tollero ormai neanche i complimenti su ‘quanto parlo bene italiano’. Ma tra tutto, la cosa che mi ha stancato sopra ogni cosa è la codardia” – ha scritto Andi Nganso sul proprio profilo Facebook dopo l'ennesimo atto contro di lui. 

"Vivo in Italia da 13 anni e – ha raccontato Andi - non mi ricordo un periodo nel quale non sia stato testimone di atti di razzismo. I ragazzi nati e cresciuti qua non hanno mai avuto il privilegio di poter dire che hanno passato periodi con meno aggressioni verbali e fisiche. Per combattere il razzismo è necessario rimettere in discussione un sistema secolare che autoalimenta l’illusione della superiorità di alcuni con strumenti culturali, artistici, linguistici ed economici. È importante interrogarsi e ribellarsi davanti alle immagini, le pseudo opere d’arte e le parole che offendono non la dignità dei neri, ma l’intelligenza di tutti noi”. 

“Dov’è la riforma sulla cittadinanza? - ha chiesto il dottore. La politica di destra e di sinistra ha deciso di trattare la questione della cittadinanza all’interno delle leggi sulla sicurezza, aprendo di fatto un’equazione falsa e essa stessa razzista che costringe il corpo, degli stranieri in generale e quello dei neri in particolare, ad una segregazione legislativa e culturale. Siamo figli d’Italia. E per quanto ci possa far arrabbiare questo nostro meraviglioso paese – conclude lo sfogo il medico - non andremmo via e non smetteremo di lottare per l’uguaglianza e i diritti di tutti.
 

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