Omicidio ex calciatore: chiesto ergastolo per madre e figlio imputati

Rullo e la madre Biancaniello fecero morire Andrea La Rosa di asfissia, mentre respirava acido

Ergastolo per omicidio vlontario aggravato dai futili motivi e soppressione di cadavere, senza attenuanti generiche: è la richiesta della procura di Milano nei confronti di Raffaele Rullo e della madre Antonietta Biancaniello, accusati di avere ucciso l'ex calciatore Andrea La Rosa, ritrovato moto all'interno di un fusto di benzina nel bagagliaio dell'auto della donna nel mese di dicembre del 2017, circa un mese dopo la scomparsa dell'uomo. La procura ha anche chiesto l'isolamento diurno in carcere: di 10 mesi per la Biancaniello e di 12 mesi per Rullo.

La pm Maura Ripamonti (che ha condotto la requisitoria insieme al procuratore aggiunto Eugenio Fusco) si è soffermata in particolare sulla descrizione delle modalità e delle circostanze in cui è morto Andrea La Rosa. La pm ha spiegato in particolare che i due imputati avrebbero cercato di tagliargli la gola senza riuscirvi e così l'avrebbero lasciato morire per asfissia dopo avere coperto il corpo con una sostanza a base di acido. Attimi che hanno commosso tutti, in particolare i familiari di La Rosa, che hanno abbandonato in lacrime l'aula di tribunale.

Omicidio La Rosa: «Figlio poteva fare quello che voleva»

Fusco si è invece soffermato (tra l'altro) sul rapporto tra madre e figlio. Un rapporto del tutto particolare, secondo la ricostruzione: «Un rapporto in cui una madre consente tutto a suo figlio. Sa delle relazioni extraconiugali e fa le pulizie a casa di una delle amanti». Non è tutto: la madre, a detta di Fusco, cercherebbe in ogni modo di «tenere fuori» Rullo da ogni responsabilità. Questo sia per il finto suicidio della moglie di Rullo, a ottobre, sia il mese dopo, per l'omicidio di La Rosa. 

La decisione di "eliminare" la moglie di Rullo sarebbe stata costruita, secondo la procura milanese, nel mese di luglio, quando l'uomo effettuò ricerche online su «come tagliare le vene», e poi con la stipula di una polizza assicurativa sulla vita di lei; che però sopravvisse e affermò in seguito di non avere mai avuto intenzioni suicide. Non solo: è infermiera di professione e, secondo il pm Ripamonti, è improbabile che «si sia tagliata le vene in modo sbagliato», cioè longitudinalmente.

Nell'ambito dell'inchiesta sono emerse truffe sulle assicurazioni che sarebbero state perpetrate da Rullo e dalla madre, con la presunta "collaborazione" anche di altri familiari. Un sistema che, per il procuratore aggiunto Fusco e il pm Ripamonti, rappresenta una «seconda vita» fatta di «belle ragazze, vita dispendiosa e truffe necessarie».

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