Omicidio a Milano: assassinati Emanuele Tatone e Paolo Simone

I due, pregiudicati, sono stati trovati in una strada sterrata nei pressi di Quarto Oggiaro. Emanuele Tatone era legato ad una famiglia criminale molto nota

Gli uomini della scientifica sulla scena del crimine (foto Gemme)

Una Opel Astra Nera abbandonata su una strada di campagna. Per terra i corpi di Emanuele Tatone e Paolo Simone crivellati da colpi di arma da fuoco. Questa è la scena che i poliziotti si sono trovati di fronte poco prima delle 15 quando sono intervenuti nei campi vicino a via Vialba a Milano, poco distanti dal quartiere Quarto Oggiaro.

È stato un cittadino residente a Quarto Oggiaro a trovare i due corpi. L’uomo è corso al commissariato, distante qualche centinaio di metri, e ha riferito quanto visto agli agenti. Il cadavere di Paolo Simone, sporco di fango, si trovava sul margine del sentiero: era di schiena e con il foro di un proiettile sul volto. Quello di Tatone, invece, era semi nascosto tra le frasche di alcuni alberi.​

Non c’è nessuna conferma, ma l’ipotesi più accreditata è quella del regolamento di conti all’interno della malavita milanese. Uno dei due morti, infatti, porta un cognome pesante negli ambienti della mala all’ombra della madonnina: Tatone, famiglia di originaria di Casaluce (Caserta) trasferitasi a Milano negli anni ’70 e più volte al centro delle cronache criminali milanesi. 

Emanuele Tatone era il fratello di Nicola Tatone, pluripregiudicato e considerato uno dei boss di Quarto Oggiaro. Nicola Tatone è stato arrestato dalla polizia nel 2009 per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti ed è stato condannato a 24 anni di carcere. Lui e suoi fratelli sono i figli della nota 'Mamma Rosa' anche detta 'Nonna eroina' perché una delle capostipiti dello spaccio di droga nel capoluogo lombardo. Emanuele Tatone — secondo quanto scrive l'Ansa — non era inserito in ambienti criminali di grande spessore, se non per le sue parentele.

Tatone aveva avuto diversi problemi con la giustizia.  “Non sono più un boss, non ho più niente”, diceva lo scorso giugno quando è stato sfrattato dalla casa popolare in cui viveva abusivamente insieme alla moglie e ad una figlia. Non aveva lasciato il quartiere: dopo lo sfratto aveva piantato una tenda fuori da quel palazzo popolare di via Pascarella, a due passi dal luogo dove è stato trovato morto. 

In queste ore gli investigatori stanno passando al setaccio le conoscenze delle vittime cercando collegamenti tra i due o tra le rispettive famiglie. 

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Commenti (3)

  • i comunisti non vinceranno maiiiiii VIVA LA CALABBRRIAAAA saviano e boccassini siete solo gelosi e invidiosi perche la bella via voi nn l'havete fatta maiiiiiiiii

  • RIP TATO ..... salutaci MAssimiliano Spelta e Carolina Ortiz Payano!

  • ONORE per Emanuele!!! VAI ema adesso lasu' in paradiso pippati pure le nuvole!!!!

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