Morte Dedè in Inter-Napoli, arrestato ultrà partenopeo: "Ha accelerato e lo ha travolto"

In manette Fabio Manduca, 39enne ritenuto vicino ai Mastiff's. Così la Digos lo ha incastrato

Un momento degli scontri e l'arrestato

Quando ha visto la guerriglia scatenarsi davanti alla propria auto, non avrebbe rallentato. Anzi, proprio lui che era alla guida, avrebbe accelerato e sarebbe passato sul corpo di uno dei rivali. Quindi - e questo è uno dei momenti che lo ha tradito - si sarebbe fermato soltanto cinquecento metri dopo per controllare la macchina, evidentemente consapevole che qualcosa era successo. 

Venerdì mattina, all'alba, gli agenti della Digos della Questura di Milano hanno arrestato Fabio Manduca - 39enne partenopeo con precedenti per furto, ricettazione, vendita di prodotti falsi e truffa - con l'accusa di omicidio volontario. 

Sarebbe stato lui, che mai aveva avuto "problemi di stadio", a investire e uccidere Daniele Belardinelli, il 39enne ultrà del Varese che aveva perso la vita durante gli scontri tra napoletani e interisti avvenuti il 26 dicembre in via Novara prima della partita e costati pene fino a tre anni e otto mesi per sei ultras dell'Inter, tra cui lo storico capo dei Viking, Nino Ciccarelli.

Video | Il via alla guerriglia e l'auto dei napoletani

Incastrato dai video

"L'arrestato arriva alla fine di una lunga indagine - ha spiegato Claudio Ciccimarra, capo della Digos meneghina -. È stato un lavoro difficile, abbiamo dovuto fare i conti con il silenzio degli ultras milanesi e napoletani, ma siamo riusciti a ricostruire la dinamica esatta dei fatti anche grazie a tante immagini, alle dichiarazioni dei testimoni, alle perizie". 

E una mano grande, molto grande è arrivata proprio dai video. Nelle immagini - passate al setaccio frame per frame dagli investigatori - si vedono le fasi cruciali dell'agguato che i tifosi interisti - spalleggiati dagli ultrà del Varese e del Nizza - avevano organizzato contro la carovana dei rivali partenopei

La guerriglia frame per frame

La guerriglia inizia  quando la telecamera - che ha l'orario di un'ora e dieci minuti in avanti - segna le 20.33 e 20 secondi. In quel momento uno scooter precede il gruppo dei napoletani - che si trova in via Novara - e all'angolo con via Zoia il giovane in moto fa un segnale a un ragazzo che è lì all'angolo ad aspettare. 

Il "palo" temporeggia un attimo perché vede passare una Volante - l'unica in zona - e poi accende un fumogeno che è il via alle "ostilità". Alle 20.33 e 23 secondi, cinquanta interisti - con Belardinelli in prima fila - invadono la strada e vanno verso destra, subito seguiti da altri che "prendono" la strada nel senso opposto. 

Tra i due blocchi - e questa è la verità incontrovertibile raccontata dai filmati - restano soltanto un'Audi A3 e una Renault Kadjar, proprio l'auto guidata da Fabio Manduca, che a bordo ha altri quattro uomini, tra cui uno ritenuto particolarmente vicino ai Mastiffs, il gruppo della curva A un tempo capeggiato da "Genny a Carogna". 

Foto - Il momento in cui la Kadjar supera l'Audi

kadjar supera l'audi-2

Il sorpasso e l'investimento

A quel punto, sempre secondo le indagini, il 39enne accelera, sorpassa l'Audi sulla sinistra e poi converge verso il centro, prendendo in pieno Belardinelli, che muore poco dopo in ospedale per i traumi riportati. L'Audi segue la stessa traiettoria e il conducente deve svoltare a destra per evitare un corpo a terra, che è proprio quello di "Dedè". 
 
La kadjar riappare nei filmati poco dopo, all'angolo con via Sant'Elena: alcuni degli occupanti scendono, qualcuno accende la torcia del proprio smartphone per guardare sotto la vettura e poi sparisce tra le tante macchine fuori dal Meazza. 

Foto - Il momento in cui l'auto si ferma

momento in cui la kadjar si ferm-2

La macchia di sporco

E in effetti, sotto alla Renault, qualche traccia è rimasta. Le tante perizie sulle macchine sequestrate dopo quel folle 26 dicembre hanno infatti accertato che nella parte posteriore della Kadjar di Manduca c'era una striscia di "non sporco", come se qualche ostacolo l'avesse indirettamente pulita. 

A "pulirla" - stando alle ricostruzioni degli inquirenti - era stato proprio il corpo di Belardinelli, sulla cui maglia la Scientifica ha isolato tracce compatibili. 

"Me lo sono trovato davanti"

A chiudere il cerchio, senza saperlo, è stato poi lo stesso Manduca, che a Napoli gestisce con il fratello un'agenzia di pompe funebri. Convocato due volte dalla Digos meneghina, il 39enne non aveva mai aperto bocca ma in una conversazione intercettata si è lasciato andare ad un "me lo sono trovato davanti" che per gli agenti è stata praticamente una sorta di confessione. 

"Non abbiamo certezza che abbia puntato Belardinelli - ha ammesso Ciccimarra -, ma possiamo dire che non ha fatto nulla per evitarlo". Anzi, avrebbe accelerato. 
 

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