Assunti a giugno, licenziati a ottobre: l'incubo di 233 operai rimasti senza il loro lavoro

La storia di una controversia legale che lascia in strada 233 operai in tutta Italia. I fatti

Gli operai dovevano occuparsi di manutenzione ai Frecciarossa

Un'azienda che vince e assume a tempo indeterminato. Un'altra azienda - quella sconfitta, quella che per anni ha occupato quel ruolo -, che presenta ricorso formale ai giudici e alla fine ha ragione. In mezzo gli operai - tanti, tantissimi - che lasciano proprio la ditta perdente per cogliere al volo la nuova opportunità di lavoro. E che adesso, invece, come in un sinistro gioco del destino, un lavoro non ce l'hanno praticamente più. 

È nerissimo il futuro per 233 operai della Caf Italia srl, società appartenente al gruppo spagnolo "Construcciones y auxiliar de ferrocarilles spa" attiva nel settore della produzione e manutenzione di materiale rotabile e che adesso ha fatto partire una procedura di licenziamento collettivo dopo aver perso una commessa milionaria. 

Il bando Trenitalia di marzo

La storia inizia il 9 marzo 2018 e a raccontarla è la stessa Caf nel documento spedito ai lavoratori - e al ministero del lavoro - il 25 ottobre mattina. 

Proprio a marzo dello scorso anni, infatti, Trenitalia pubblica un bando di gara europeo per "l'affidamento del servizio di manutenzione preventiva e correttiva dei convogli Etr 500 - i famosi Frecciarossa - della durata di sei anni". 

Al "concorso" si presentano Caf - che negli impianti di Milano Martesana cura le locomotive degli Etr 401 - e Hitachi Italia Spa che quei treni li produce e con la "figlia" Sitav li controlla praticamente da sempre. A vincere il bando, la cui base d'asta è di oltre 132 milioni, è Caf, che - si legge nel documento - "il 21 marzo 2019 sottoscrive un contratto per 59 convogli" con Trenitalia.

La campagna di assunzione

A quel punto, l'azienda spagnola - che mai ha gestito carichi di lavoro del genere - dà vita a una sorta di campagna di rafforzamento e fino al 30 giugno assume "224 unità a tempo indeterminato", molte delle quali arrivano proprio da Sitav e da altre società del settore. 

Però, c'è un grande però. "Tuttavia - si legge nella procedura di licenziamento collettivo - nonostante l'aggiudicazione e la sottoscrizione del relativo contratto, l'appaltante - Trenitalia - non ha mai consentito alla Caf di dare esecuzione ai servizi aggiudicati". 

Il ricorso e gli ex lavoratori 

Hitachi Rail Italy Spa, infatti, presenta immediatamente ricorso al Tar, sottolineando - in soldoni - che Caf non è pronta a un lavoro del genere, che non ha operai specializzati e che a mostrarlo sono, anche se indirettamente, proprio le nuove assunzioni che si sono rese necessarie dopo la vittoria del bando. 

In realtà, molti dei tecnici - seppur formalmente neo assunti - sono specializzati ed ex Sitav e a metterlo nero su bianco è una relazione presentata in consiglio regionale campano dal consigliere del Movimento cinque stelle Gennaro Saiello.

Si legge: "I lavoratori, preoccupati dalla mancata applicazione delle disposizioni relative al passaggio di cantiere, si presentavano alle elezioni di Caf forti dell'esperienza e della professionalità maturata nel corso degli anni nel settore". E ancora: "Una volta assunti, i lavoratori presentavano le proprie dimissioni volontarie dalla azienda Hitachi per procedere alla sottoscrizione del nuovo contratto di lavoro con Caf per svolgere le medesime funzioni". 

La decisione del Tar

Questo, evidentemente, non basta al Tar del Lazio, che il 3 luglio 2019 - con motivazioni pubblicate a ottobre - dà ragione a Hitachi contro Trenitalia, sottolineando "l'assenza del requisito della capacità professionale e tecnica", nonostante molti degli operai fossero praticamente gli stessi, e spiegando che Trenitalia ha scelto il vincitore soltanto in base al vantaggio economico.

I sindacalisti che seguono Hitachi esultano per quella che per loro è una vittoria - la sconfitta nel bando avrebbe probabilmente creato esuberi anche lì, nonostante la struttura più "forte" -, mentre Trenitalia in una nota sottolinea che "a marzo 2019" è stato "stipulato il contratto con Caf a seguito della verifica dei requisiti di partecipazione e della mancanza delle cause ostative presentate in un ricorso da Hitachi Rail-Sitav".

Quelle "cause ostative", secondo i giudici amministrativi, ci sono e il bando - valido sei anni e prorogabile per sei - viene di conseguenza assegnato a Hitachi. 

233 lavoratori licenziati

Così, 233 lavoratori Caf in tutta Italia - molti dei quali "ex" e praticamente tutti appena assunti - si ritrovano senza un lavoro da un momento all'altro, a meno di quattro mesi dall'assunzione a tempo indeterminato. 

Caf - scrive la società nella lettera di licenziamento - "si trova nella necessità di procedere alla riduzione del proprio organico per complessive n. 233 utilità, che risultano essere strutturalmente in esubero rispetto alle mutate esigenze organizzative e produttive" per "gli effetti della sentenza del Tar Lazio del 3 luglio 2019". 

E ancora: "Caf - per circostanza oggettive ed alla stessa non imputabili - si ritrova con un organico enormemente superiore rispetto alla propria attività ed esigenze". 

61 lavoratori a rischio a Milano

Quindi, via al piano di licenziamenti, tra Firenze, Foligno - per la cessazione di un'altra commessa -, Napoli Gianturco, Roma San Lorenzo, Torino e Milano Martesana. 

Nei capannoni meneghini - dove dovrebbero salvarsi soltanto due operai e due supervisori - sono a rischio sessantuno operai, tutti tecnici di manutenzione assunti come operai qualificati. E per loro, per tutti loro, c'è un'altra beffa. 

"La complessiva situazione della società - scrive Caf - presuppone che la riduzione di personale si effettui nel minor tempo possibile, naturalmente nel rispetto dei termini di legge".

Quindi mentre Caf, Hitachi e Trenitalia litigano per far valere ognuno le proprie ragioni e mentre il Tar "ammonisce" proprio Trenitalia per un bando evidentemente gestito male, gli operai vengono licenziati. E anche alla svelta. 

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