Il Papa alla Scala, "Inno alla Gioia ci chiama alla solidarietà"

Breve discorso in teatro per Benedetto XVI dopo il concerto diretto da Barenboim dedicato al terremoto in Emilia Romagna

L'ingresso in teatro di Benedetto XVI

Dai colori sgargianti di alcune signore dello Zimbabwe alle autorità, tra cui il ministro Ornaghi, il procuratore Bruti Liberati, e poi politici e personalità del mondo economico milanese. Ma anche Julian Carron, il leader di CL, e il cardinale Ravasi. E poi, non ultimi, i vescovi delle zone emiliane colpite dal terremoto.

Alle 19.45, l'arrivo del Papa alla Scala, accolto dal sovrintendente Lissner e dal sindaco Pisapia. Accolto da molti applausi, si è seduto in platea e ha ascoltato la IX di Beethoven diretta da Barenboim. Il concerto è stato dedicato alle vittime del terremoto emiliano. E al termine dell'esecuzione, dopo circa tre minuti di applausi, ha brevemente parlato Benedetto XVI.

"Le parole dell'Inno alla Gioia - ha detto poi il Papa - sembrano non vere per noi. Non siamo ebbri di fuoco, ma piuttosto paralizzati dal dolore per così tanta e incomprensibile distruzione che è costata vite umane, che ha tolto casa e dimora a tanti". "Anche l'ipotesi che sopra il cielo stellato deve abitare un buon padre, ci pare discutibile - ha aggiunto -. Il buon Padre è solo sopra il cielo stellato? La sua bontà non arriva giù fino a noi? Noi cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza".

Solidarietà, fraternità e pace: questo in sintesi, secondo Benedetto XVI, il messaggio che la Nona di Beethoven trasmette. "E mi pare che questo messaggio sia prezioso anche per la famiglia - ha aggiunto -, perché è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri; è in famiglia che si comprende come la realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, guidati dall'egoismo, ma nel donarsi; è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace perché illumini questo nostro mondo".

Ma all'inizio del suo breve discorso il Papa ha voluto ricordare anche l'importanza della Scala come "tempio della lirica". Lo ha fatto ripercorrendo un aneddoto che riguarda Arturo Toscanini, quando inaugurò il teatro dopo i bombardamenti e la ricostruzione. "Narrano - ha detto - che il grande Maestro appena giunto qui a Milano si recò subito in questo Teatro e al centro della sala cominciò a battere le mani per provare se era stata mantenuta intatta la proverbiale acustica e sentendo che era perfetta esclamò: 'E' la Scala, è sempre la mia Scala!'". "In queste parole, 'E' la Scala!' - sottolineato il Pontefice -, è racchiuso il senso di questo luogo, tempio dell'Opera, punto di riferimento musicale e culturale non solo per Milano e per l'Italia, ma per tutto il mondo". "E la Scala è legata a Milano in modo profondo - ha aggiunto -, è una delle sue glorie più grandi e ho voluto ricordare quel maggio del 1946 perché la ricostruzione della Scala fu un segno di speranza per la ripresa della vita dell'intera Città dopo le distruzioni della Guerra".

(fonte Ansa)

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