Pesta la compagna e tira un pugno anche al figlio di un anno

La violenza mercoledì mattina, ma non era la prima volta: botte anche durante la gravidanza. La polizia è intervenuta su segnalazione della sorella della vittima

Repertorio

Ha afferrato la moglie per il collo non facendola respira e mentre la teneva bloccata al muro con l’altra mano infieriva su di lei con pugni al volto. Una volta a terra la riempiva di calci. Nell'impeto ha colpito con un pugno anche il figlio di appena un anno che la moglie teneva in braccio per proteggerlo dalla furia animalesca dell’uomo.

La donna - un'italiana di 22 anni - e il bambino sono stati salvati dall'intervento tempestivo degli agenti del commissariato di Rho-Pero nell'abitazione della famiglia in piazza San Vittore a Rho. E' successo nelle prime ore della mattinata di mercoledì 6 giugno. Non era la prima volta che la 22enne subiva violenze di quel tipo da parte del suo compagno, un peruviano di 25 anni, ma per timore di ritorsioni non aveva mai detto nulla. 

Madre e figlio sono stati portati in ospedale, dove hanno avuto una prognosi rispettivamente di 25 e 10 giorni e restano comunque ricoverati. La violenza è scattata poco dopo il rientro a casa del 25enne, che era stto in giro per tutta la notte. Non era ubriaco, ma alla semplice domanda della compagna su dove avesse trascorso la nottata ha incominciato a picchiarla con pugni e calci. La ragazza, istintivamente, è corsa a prendere in braccio il bambino e lo ha stretto a sé.

Un gesto materno, protettivo, che però non ha fermato la furia dell'uomo: che, al contrario, ha afferrato la donna per il collo e l'ha bloccata contro il muro, tirandole pugni e schiaffi con l'altra mano e - come detto - colpendo perfino il bimbo. La 22enne è riuscita a divincolarsi e a chiamare la sorella chiedendole aiuto. Questa ha immediatamente chiamato la polizia permettendo agli agenti di bloccare in flagranza il 25enne, apparso del tutto indifferente ai lamenti e ai pianti della sua compagna e di suo figlio. 

Il peruviano è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati e - dopo il fotosegnalamento in commissariato - portato a San Vittore. Il suo atteggiamento è sempre stato, davanti agli agenti, spavaldo e indifferente. Tra l'altro non ha mai chiesto come stessero la compagna e il figlio, frattanto ricoverati in ospedale. 

La situazione in quella famiglia non era serena da tempo. Lo ha confermato la 22enne dall'ospedale, parlando con gli agenti e spiegando loro che le violenze e le persecuzioni erano all'ordine del giorno e lo erano state perfino durante la gravidanza, con il rischio concreto di perdere il bambino. Nel mese di luglio del 2017 la donna, pur non denunciando il compagno, aveva trovato la forza di andarsene di casa e trasferirsi dalla madre. Ma poi si è lasciata convincere dalla promessa che tutto si sarebbe risolto ed era tornata a vivere con il compagno.

«L'episodio è di una gravità inaudita», commenta Carmine Gallo, capo del commissariato di Rho-Pero: «Rivolgo un accorato appello a tutte le donne che subiscono violenze e maltrattamenti ed evitano di denunciare questi uomini. E' inconcepibile ogni genere di maltrattamento alle donne, che sia esso fisico o verbale. Invito chiunque si trovi in situazioni del genere a rivolgersi alla polizia, che da tempo ha una sezione specializzata, ai centri ascolto ed anti-violenza presenti sul territorio, per ricevere tutto l'aiuto e il sostegno necessario».

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«Un invito che non va solo alle donne maltrattate», prosegue Gallo, «ma ancor più a tutti coloro che assistono indifferenti, che sono a conoscenza ma preferiscono non parlare, che si girano dall'altra parte. Ai familiari, amici e vicini di casa delle vittime che molte volte sanno ma tacciono».

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