Milano, picchia la figlia di 12 mesi perché è femmina: condannato a 3 anni

L'uomo usava violenza anche contro la moglie e la stuprava

Tribunale di Milano (repertorio)

Prendeva 'a schiaffi' la figlioletta di poco più di un anno perché era una femmina e non un maschio come lui avrebbe voluto e usava violenza contro la moglie, che aveva sposato in Pakistan quando lei aveva soli 15 anni, colpendola con una cinghia, calci, pugni e stuprandola. Il 30enne afgano colpevole di questi maltrattamenti, lesioni e violenze sessuali è stato condannato dal gup di Milano, Guido Salvini a 3 anni e 8 mesi di carcere, dopo essere stato processato con rito abbreviato. La bambina, nata nel febbraio 2017, e la madre al momento si trovano in comunità.

Le violenze

L'imputato, arrestato alla fine dello scorso agosto, era accusato di maltrattamenti per aver sottoposto la moglie e la figlia a "atti di violenza fisica e psicologica" tra marzo e giugno 2017. In particolare, dallo scorso 5 marzo l'uomo in più occasioni aveva colpito la piccola "prendendola a schiaffi in quanto di sesso femminile e non maschile, come il padre avrebbe voluto", come si legge nell'imputazione.

L'uomo aveva anche minacciato in diverse occasioni la moglie dicendole che se avesse chiamato la polizia l'avrebbe uccisa. Inoltre "anche in presenza della figlia minore, la percuoteva con calci e pugni, con il cavo del carica batterie e con una cinghia di una borsetta, e più volte le imponeva di non alzare lo sguardo da terra", continua l'imputazione.

L'accusa di lesioni era stata invece formulata perché in un'occasione il reo aveva accoltellato la moglie alla gamba destra "dicendole che gli andava di farlo" e perché un'altra volta le aveva causato delle ecchimosi colpendola con il caricabatterie del cellulare e con il laccio di pelle di una borsa.

La condanna

Condannato anche per sequestro di persona, il 30enne aveva chiuso a chiave la moglie dentro casa "impedendole di uscire" più volte, tra marzo e fine giugno 2018. In tre occasioni, da ultimo, l'uomo aveva costretto la consorte a subire abusi. Di qui la condanna per violenza sessuale.

Per tutti i reati contestati l'afgano è stato condannato a tre anni e otto mesi di carcere in abbreviato - ossia con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito -, oltre che al risarcimento dei danni alla moglie, parte civile anche per la figlia.
 

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