Parco Sempione, avvocato accusato di atti osceni stava solo facendo pipì: poliziotti sotto accusa

L'uomo ha un problema di salute, ma gli agenti l'avevano scambiato per pedofilo rifilandogli anche uno scappellotto

Repertorio

È stato scambiato per un maniaco che voleva molestare i bambini, seguito e schiaffeggiato da un agente. Ma stava soltanto orinando perché aveva un problema di salute. È quanto accaduto lo scorso 6 agosto al Parco Sempione. L'uomo, un avvocato che dopo l'episodio era stato denunciato per atti osceni in luogo pubblico e sottoposto ad arresto (poi non convalidato), è stato assolto con piena formula il 10 dicembre. Il Tribunale ha chiesto alla Procura di valutare i reati commessi dal poliziotto che scrisse il verbale.

La vicenda

All'epoca dei fatti, gli agenti avevano scritto di aver avvistato in viale Milton (verso via Pagano) un uomo con i pantaloni calati intento a masturbarsi, "incurante del passaggio di bambini nel Parco Sempione". Secondo il rapporto - racconta Luigi Ferrarella su Corriere - l'uomo dopo essere stato ripreso dai due agenti si era dato alla fuga ed era stato fermato alla Stazione di Cadorna dopo un inseguimento.

In realtà l'avvocato, non stava fuggendo, ma semplicemente rientrando a lavoro nello studio legale di cui fa parte e, una volta raggiunto dagli agenti, ha chiarito l'equivoco, spiegando che era stato "colto da situazione fisica irrefrenabile". Come chiarito da i suoi legali Piero Magri e Alessandro Racano, infatti, l'uomo ha un problema di salute, documentato da cartelle cliniche, che non gli consente di attendere quando sente lo stimolo di orinare.

La vicenda presenterebbe diverse irregolarità, dalle falsità presenti nel verbale redatto dall'agente al fatto che all'uomo sia stata negata la possibilità di nominare i suoi colleghi di studio come legali di fiducia - la polizia gli aveva assegnato un avvocato d'ufficio -, passando per il fatto che, come testimoniato dal portiere dello stabile di Cadorna, uno dei poliziotti aveva tirato uno scappellotto all'avvocato mentre si trovavano nell'androne.

Il processo

Dopo la mancata convalida dell'arresto, a settembre, iniziato il processo, era stata la stessa accusa a sostenere l'assoluzione dell'imputato. Anzi, la vice procuratrice onoraria Monica Cavassa aveva evidenziato tutte le stranezze dell'episodio, nato probabilmente per equivoco ma non corretto come avrebbe dovuto sin dall'inizio.

La giudice Anna Zamagni, oltre ad aver assolto l'imputato "perché il fatto non sussiste", ha chiesto la trasmissione alla Procura degli atti del dibattimento perché i pm considerino l'ipotesi di reato per il poliziotto che ha scritto il verbale di arresto (per calunnia e falso) e ribadito la sua deposizione in aula.

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