Malati cronici, i primi numeri: la Regione vuole 1 milione di aderenti entro il 2018

Ma è già guerra di cifre con l'opposizione

Repertorio

L'obiettivo è arrivare, a fine 2018, con un milione di pazienti cronici lombardi che siano passati al nuovo modello di presa in carico, introdotto dalla riforma sanitaria, ovvero l'individuazione di un "gestore" (un medico, ma anche un'azienda ospedaliera) che si occupi in toto (per quanto riguarda la patologia cronica) del paziente stesso, dalla prenotazione di visite ed esami a tutto il resto.

Un modello che per il momento però pare non piacere troppo ai lombardi. Giulio Gallera, riconfermato assessore al welfare, cita i 257 mila che hanno attivato o hanno già mostrato la volontà di attivare il nuovo modello e parla di "risultato straordinario". Il numero scende a oltre 140 mila se si considerano soltanto coloro che hanno già in mano un piano d'assistenza individuale: tra questi, però, 81 mila sono "veterani", hanno cioè il piano individuale fin dalla sperimentazione precedente.

"Quindi parliamo in realtà di 60 mila pazienti, su più di tre milioni di lettere inviate a casa", replica Gian Antonio Girelli, consigliere regionale del Partito Democratico: "Meno del 2% dei lombardi con una o più patologie croniche. Si tratta di numeri impietosi che certificano che la riforma non sta funzionando". E aggiunge: "Il picco negativo riguarda gli ospedali e dimostra che la presa in carico ha senso se mette al centro il rapporto tra il medico di base e il paziente, non un anonimo call center".

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La presa in carico è soltanto facoltativa per il malato cronico. In alternativa, egli può sempre continuare a rivolgersi al proprio medico per le ricette (di medicine, visite specialistiche ed esami) e poi prenotare in autonomia tutto quanto. "Ho una patologia cronica e ho ricevuto la lettera", spiega una lettrice di 70 anni che vuole rimanere anonima: "Il mio medico di base non aderisce al sistema, per cui non avrei potuto mettermi a suo carico con il nuovo sistema. La Regione, nella lettera, mi proponeva alcune strutture ospedaliere che potrebbero prendermi in carico, tra quelle vicine a me, ma era abbastanza chiaro che non sarei stata garantita sul fatto di poter continuare a fare gli esami e le visite dove sono abituata e dove conosco i medici. Per me sarebbe inaccettabile, così non ho aderito e non lo farò".

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