Milano, la protesta dei fattorini Foodora: “2,70 euro a consegna, non ordinate più da noi”

Martedì, la rabbia dei rider di Foodora è arrivata anche nel capoluogo lombardo. I motivi

La protesta in via Melloni

La rabbia dei rider è arrivata anche a Milano. Martedì pomeriggio, decine di fattorini di Foodora si sono ritrovati fuori dalla sede milanese di via Macedonio Melloni per esprimere tutto il dissenso verso gli stipendi e le condizioni di lavoro che sono costretti a subire. 

Le ragazze e i ragazzi, come già fatto nei giorni scorsi dai colleghi di Torino, hanno deciso di incrociare le braccia e di chiedere salari più giusti. 

“Siamo i rider di Foodora - si legge nel comunicato che ha annunciato la protesta nella città di Mole, prima in Italia a ospitare una manifestazione dei fattorini -. Le ragazze e i ragazzi che vi portano da mangiare con le bici e con i motorini, sia quando si muore di caldo sia quando piove a dirotto. Siamo quelli che a Milano e a Torino vedete vestiti di rosa”.

“Dietro i nostri sorrisi, i nostri grazie e i nostri ‘buona cena, arrivederci’, si cela una precarietà estrema e uno stipendio da fame. Le decine di chilometri che maciniamo ogni giorno, i rischi che corriamo in mezzo al traffico, i ritardi, la disorganizzazione, i turni detti all’ultimo momento, venivano ripagati con cinque miseri euro all’ora - il j’accuse dei ragazzi -, mentre adesso addirittura vengono pagati 2,70 euro per ogni consegna effettuata, senza un fisso, con l’ovvia conseguenza che tutto il tempo in cui non ci sono ordini non viene pagato, quindi è a tutti gli effetti tempo regalato all’azienda”.

“A corredo di ciò a nostro carico ci sono pure la bici, lo smartphone e le spese telefoniche, gli strumenti essenziali del nostro lavoro. Il nostro contratto - si legge nel comunicato - è una sorta di Co.co.co fatto male, una forma contrattuale superata ormai da anni che definisce una collaborazione tra un’azienda committente e un libero professionista. Tuttavia noi rider siamo a tutti gli effetti dipendenti di Foodora: costretti ad indossare la loro divisa, sottoposti a rapporti gerarchici, in balia delle loro decisioni e sottoposti a delle valutazioni per cui se non siamo accondiscendenti nei loro confronti ci vengono dati meno turni”.

E non è finita. “Non essendo ufficialmente dipendenti non abbiamo ferie, tredicesima, contributi, accesso ai sussidi di disoccupazione e soprattutto non abbiamo la malattia - le recriminazioni dei ragazzi -. Una misera assicurazione ci copre spese mediche per incidenti sul lavoro, ma se stiamo male e non possiamo lavorare, se ci facciamo male mentre lavoriamo e dobbiamo stare a casa, non veniamo pagati.

“Tutto ciò è inaccettabile, perciò è da mesi che cerchiamo pacificamente e cordialmente di parlare con i responsabili di Foodora Italia, ottenendo in cambio solo grandi prese in giro. Di fronte all’ennesimo inasprimento delle condizioni di lavoro abbiamo deciso di aprire alla strada sindacale, chiedendo un incontro formale con i rappresentanti sindacali. Anche a ciò non ci è stata data risposta, anzi - continuano i rider - hanno spacciato le nostre richieste di dialogo come tentativi di rivolta, arrivando a fare mobbing nei confronti di due promoter colpevoli di aver espresso la loro solidarietà, non assegnandole più turni e impedendo loro di lavorare.

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Per queste ragioni dichiariamo da questo momento lo stato di agitazione. Come lavoratori di Foodora cercheremo di portare la nostra protesta ovunque possa avere peso e visibilità, ed in quest’ottica chiediamo la solidarietà dei cittadini. Non ordinate da Foodora - l’ultima richiesta dei lavoratori -. Non consigliatela”. 
 

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