Milano, con un pugno fa 'esplodere' l'occhio ad un uomo e lo rapina in corso Como: arrestato

Indagini dei carabinieri della Stazione Moscova, compagnia Duomo: la vittima era col figlio

Foto di repertorio

Cinque mesi e quattro interventi chirurgici sono già passati ma la luce è ancora assente. Il suo occhio sinistro, quello colpito da un pugno quella maledetta notte di marzo, è ancora al buio. E pensare che quel giorno era andato in corso Como solo per riaccompagnare il figlio 19enne a casa dopo una serata in discoteca con gli amici. Una decisione, ironia della sorte, presa proprio con l'intento di proteggere il ragazzo da quel 'ambiente malato' della movida Milanese. 

E invece a rimanere coinvolto in un'aggressione è stato proprio lui, un papà di 52 anni. L'uomo, operaio specializzato, è stato assaltato da un senegalese di 20 anni, P. G., che finalmente, il 28 luglio, è finito in manette. A incastrarlo sono state le indagini lunghe e precise dei carabinieri della stazione Moscova, compagnia Milano Duomo, che hanno ricostruito l'accaduto.

La rapina in corso Como e l'aggressione

I fatti sono avvenuti la notte dell'8 marzo, attorno alle 4. Il 52enne era andato in via Alessio di Tocqueville con la propria auto perché aveva un appuntamento col figlio fuori dalla discoteca 11Clubroom. Il giovane senegalese aveva allungato le mani fino all'interno dell'abitacolo per prendere lo smartphone appoggiato al cruscotto.

Davanti al furto, l'operaio aveva reagito d'istinto e si era messo all'inseguimento del ladro. All'angolo con corso Como, il 20enne, sentendosi braccato, si era scagliato con un pugno contro l'uomo. Un colpo preciso e potente sulla parte sinistra del volto: le nocche acuminate avevano centrato l'occhio e provocato lo 'scoppio del bulbo oculare', come recita la diagnosi.

Il figlio e gli amici, che nel frattempo erano usciti dal locale, avevano cercato di fare qualcosa. Erano riusciti a recuperare il telefono ma lo straniero, spalleggiato da altri connazionali, aveva reagito con una testata contro uno dei ragazzi. Nulla di grave per fortuna. Da quella notte è cominciato il calvario del 52enne che dovrà ancora subire altri interventi per cercare di recuperare la vista.

Le indagini dei carabinieri della Stazione Moscova

Tre giorni dopo i fatti, i carabinieri guidati dal capitano Matteo Martellucci si erano presentati nel famoso corso milanese insieme al figlio 19enne dell'operaio. Il ragazzo, così come i suoi amici e alcuni buttafuori, avevano raccontato ai militari di essere in grado di riconoscere il rapinatore. 

Il servizio in borghese aveva dato i frutti sperati e il giovane aveva riconosciuto l'uomo anche se, probabilmente spaventato, al momento di confermarlo aveva tentennato.

Le telecamere delle discoteche della zona, più quelle comunali, permettono agli investigatori di isolare i fotogrammi con il volto dell'aggressore. E' lui, corrisponde all'uomo individuato nel servizio in borghese. E' un senegalese regolare e non ha precedenti penali e dice di vivere grazie a lavoretti saltuari come lavapiatti. L'esecuzione dell'arresto scatta il 28 luglio, quando in corso Como si presentano i carabinieri, supportati anche da una squadra dell'esercito di strade sicure: nonostante ci fosse in corso l'ennesima rissa, alla fine contro il 20enne violento scattano le manette.

L'africano, benché senza precedenti, era noto nella zona. Lui insieme al fratello, secondo quanto riferito dai militari, erano conosciuti per fare il bello e il cattivo tempo nella notte di corso Como. Il fratello del 19enne, per esempio, è stato arrestato all'inizio dell'estate per il furto di un cellulare. Dopo essere stato liberato - con obbligo di firma - è ritornato a rubare e a metà luglio si è beccato ancora una denuncia.

I carabinieri in corso Como a Milano: foto

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