Racket alloggi, assolto il genero di "Lady Gabetti". I giudici: "i testimoni hanno paura"

De Corato risponde: "Grazie ai tribunali, gli abusivi la fanno franca". Carmela Rozza del Partito democratico: "Il Comune lascia da soli i denunciati . Assegnare immediatamente i 5mila alloggi vuoti"

Al processo contro il racket degli alloggi popolari al quartiere Niguarda, il genero della signora "Lady Gabetti" (così soprannominata perché gestiva il suddetto racket) è stato assolto per insufficienza di prove.

Questo perché i testimoni, cioè le vittime del racket, che a tu per tu con i pm avevano accusato anche il genero, in sede processuale hanno ritrattato oppure ridimensionato le loro accuse. Nella motivazione della sentenza, i giudici hanno dovuto mettere nero su bianco che "c'è un clima di sfiducia, di indifferenza, se non di vera e propria connivenza omertosa che, anche a causa di decenni di tolleranza da parte delle autorità di una prassi di dilagante inattività, attraversava la testimonianza dei cittadini".

case_popolari_niguardaI giudici quindi hanno registrato la paura dei testimoni ma anche l'assenza dello Stato nel proteggerli. Il vicesindaco De Corato ha preso carta e penna per rispondere: "il Comune è stato accolto parte civile nei processi e ha fatto il proprio dovere denunciando abusi e illegalità: 828 querele tra inizio 2008 e fine 2009. Su 662 procedimenti al vaglio dal 2005, 216 hanno portato ad assoluzioni e archiviazioni e solo 153 a condanne. A Milano un abusivo è più facile, grazie ai tribunali, che la faccia franca".

Un ragionamento che presenta due punti deboli. Il primo è valutare l'efficacia dell'azione comunale dalle denunce, anziché dai risultati. Il secondo è che il tribunale agisce sulla base di prove e testimonianze: se queste ultime vengono a mancare perché i denuncianti hanno paura, il tribunale non ne ha colpa.

Lo spiega a MilanoToday la consigliera del Pd Carmela Rozza: "De Corato, da 15 anni, interpreta il suo ruolo come passacarte. La diffida e la denuncia sono atti formali del Comune, a cui deve seguire un intervento diverso. Sono indulgente verso i cittadini che denunciano e poi ritrattano, perché non hanno tutela. Si pensi al fatto che la figlia della signora Pesco ("Lady Gabetti", n.d.r.) fu messa ai domiciliari. La conseguenza fu che i denuncianti vennero minacciati".

Continua la Rozza: "Il degrado sociale, economico e delinquenziale è un tutt'uno. Quando si interviene come nel caso della signora Pesco, occorre il giorno dopo mettere in ordine lo stabile e riassegnare gli alloggi, per non dare la sensazione di vivere in una discarica sociale". Ci spiega poi quali strumenti già oggi sarebbero a disposizione. "Poiché in teoria le forze dell'ordine non possono entrare nelle proprietà private, ho fatto approvare una delibera in consiglio con cui Comune e Aler (cioè la proprietà degli edifici) autorizzano vigili e poliziotti a entrare nei cortili anche se non chiamati. Ma da quel che so, continuano a rispondere di non poter accedere nelle proprietà private".

Quali potrebbero essere le soluzioni al problema del racket degli alloggi? "Fermo restando - ci dice la Rozza - che in ogni stabile Aler ci sono appartamenti sfitti e che in ogni stabile Aler c'è una potenziale "Lady Gabetti", la prima cosa da fare è assegnare immediatamente i 5mila alloggi vuoti, anche perché ci sono 18.500 nuclei in lista d'attesa che aumenteranno col bando appena aperto, a fronte di mille assegnazioni all'anno. Poi occorre dare priorità agli sgomberi dei delinquenti, che invece spesso vengono lasciati lì, mentre si sgomberano i disperati".

"Ma per tutto ciò - prosegue la Rozza - è indispensabile un diverso sistema di gestione del patrimonio immobiliare. Occorre che chi si occupa delle assegnazioni possa, premendo un bottone, avere una panoramica di tutti gli alloggi vuoti e del loro stato di conservazione. Altrimenti si finisce col non sapere esattamente quali sono gli alloggi, dove sono e soprattutto se hanno bisogno di lavori di ristrutturazione".

"A volte poi c'è un collegamento con la criminalità organizzata, che sistematizza l'affare del racket. A volte, com'è stato per Quarto Oggiaro, il signore che gestiva il racket lo faceva in accordo con la mafia, che poi (quando ha visto crescere la pressione delle forze dell'ordine) l'ha scaricato".

Ma in campo ci sono altre due proposte già trasformate in delibere approvate dal consiglio comunale, che rischiano di restare lettera morta: "la prima - ci spiega la Rozza - è un contributo totale di un milione di euro per gli anziani che vivono ai piani terra e primi piani, per dotarli di sistemi anti-intrusione. Finora è stato fatto solo a Niguarda, solo in due strade, solo per 17 nuclei. La seconda è l'introduzione del mediatore culturale nei quartieri popolari a forte presenza etnica. In questi contesti, l'uomo italiano in divisa viene visto solo come repressivo, è quindi necessario affiancargli una figura di origine etnica che assicuri il rispetto delle regole di convivenza".

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