Rapinano le donne sole e tentano di uccidere due carabinieri a Capodanno: Dna li incastra

Gli investigatori sospettano che abbiano fatto altre rapine e invitano a condividere le foto

I due rapinatori

La notte tra il 31 dicembre 2016 e il Capodanno 2017 l'avevano vissuta in modo certamente insolito. Dopo aver picchiato e rapinato dell'auto una donna, avevano seminato il panico tra Lambrate e Segrate cercando di fuggire da una pattuglia dei carabinieri, tentando pure di travolgere un militare mentre ne trascinavano un altro ad alta velocità fino a scaraventarlo per terra. Con molta probabilità il prossimo Capodanno lo passeranno chiusi in carcere, dopo che 11 mesi di indagini hanno permesso al Nucleo operativo della Compagnia Porta Monforte di rintracciarli. A incastrarli definitivamente sono state una goccia di sangue ed una di sudore.

Le loro scorrazzate, però, stando agli investigatori, non si sarebbero limitate a quel primo gennaio. Nello stesso mese avrebbero rapinato altre tre donne e si sospetta che possano essere gli autori di altri episodi simili. Per questo, di concerto con l'autorità giudiziaria, sono state diffuse le loro fotografie: sono due cittadini marocchini, Aniki Hicham 26enne e Ghalib Nourridn 31enne, già noti alla giustizia.

La rapina e l'inseguimento con sparatoria a Capodanno

La storia comincia un'ora dopo lo scoccare della mezzanotte che dà il benvenuto al nuovo anno. Una donna sta rincasando in viale Romagna, dopo aver parcheggiato la propria utilitaria, una Mazda 2, in via Moretto da Brescia. I due la sorprendono alle spalle e la scaraventano a terra. Uno di loro si mette a cavalcioni su di lei e col cappuccio della giacca - della vittima - tenta di farla tacere, tappandole la bocca. La resistenza della ragazza è estrema, li morde, urla e getta lontano le chiavi dell'auto. E, prima che i due fuggano con la Mazda e la borsetta, chiede con lucidità se le restituiscono almeno le chiavi di casa. Cosa che fanno e permette alla vittima di chiamare il 112 subito.

Il gps presente in auto aiuta a rintracciare il veicolo in via Rubattino, direzione via Sbodio. Una pattuglia del Nucleo Radiomobile - 'Volpe 57' - si dirige verso la traccia della geolocalizzazione e intercetta i fuggiaschi alla rotonda tra via Sbodio e via Monneret de Villard. L'inseguimento prosegue su via Rombon, al confine tra Milano e Segrate, dove i due malviventi imboccano via Fratelli Cervi contromano, fino a perdere il controllo dell'auto per aver tagliato una rotatoria, in Strada di Spina, a Milano Due. Forse grazie alla fitta nebbia di quella notte. La Mazda sbanda sul marciapiede e si ferma tra la siepe e la pista ciclabile.

Lì, vengono raggiunti dai carabinieri. Uno dei militari infrange il finestrino sul lato guida con il calcio della pistola. Tenta di togliere le chiavi dal quadro d'accensione ma i due lo afferrano e lo prendono a pugni. Il conducente innesca la retromarcia e prova a travolgere il secondo militare, che spara un colpo contro l'auto, prima di buttarsi sulla siepe per evitare di venire investito. L'utilitaria riparte a forte velocità trascinando per circa 30 metri il carabiniere ancora 'a penzoloni' nel finestrino. La Mazda viene poi abbandonata e ritrovata davanti al civico 9 di via Olgettina. Ha il motore ancora acceso ma, più importante, all'interno ci sono tracce inequivocabili di Dna: una goccia di sangue e del sudore, oltre ad una bottiglia di birra con impronte digitali poi risultate inutilizzabili.

Si indaga su altre aggressioni contro donne sole

Durante il mese di gennaio sul tavolo degli investigatori arrivano altri tre casi di rapine ai danni di donne. Tutti realizzati con lo stesso modus operandi. Tutte aggredite nei pressi delle fermate del bus da una coppia di magrebini. Le indagini permettono di risalire a due sospettati. Di giorno fanno i pusher - spiegano i militari della Porta Monforte - e di sera i rapinatori. I loro numeri di telefono vengono recuperati dopo un arresto per droga di febbraio.

Le verifiche permettono di stabilire che i loro telefoni effettivamente erano presenti nelle stesse zone della rapina e dell'inseguimento. Anche l'orario corrisponde. I due profili di Dna isolati nell'abitacolo - e questa è la prova chiave - corrisponde a quello dei due marocchini: nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Milano, Giovanna Campanile, Aniki, già in carcere per motivi di droga, e Ghalib, arrestato sabato in via dei Panigarola a Corvetto, sono ritenuti responsabili di tentato omicidio, rapina e lesioni personali. Ora si indaga per capire se insieme abbiano compiuto altre efferate aggressioni.

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