Presa la banda dei 'pizzaioli rapinatori': colpo da 40mila euro in gioielleria, arrestati in tre

Due degli arrestati lavoravano nella stessa pizzeria. Un terzo è stato fermato in Toscana

Le auto dei rapinatori e un incontro fuori dalla pizzeria

Quarantasei anni, gestore di una pizzeria a Quarto Oggiaro e un curriculum criminale fatto di precedenti per furti, droga e rapina. Cinquantacinque anni, passato malavitoso praticamente identico, e un lavoro come pizzaiolo proprio nel locale dell'amico e "socio". Cinquanta anni, una vita costruita lontana da Milano - fatta di tanti precedenti -, e un ultimo impiego come muratore. 

Eccolo il profilo dei tre uomini - tutti italiani e tutti già conosciuti alle forze dell'ordine - che il 30 gennaio del 2018 hanno svaligiato la gioielleria "O'reficeria" di via Mac Mahon scappando con un bottino di quarantamila euro in orologi e gioielli dopo aver aggredito e immobilizzato le due titolari, madre e figlie. 

Il gruppo è stato fermato martedì mattina dalla V sezione della Squadra Mobile di Milano, coordinata da Francesco Giustolisi, che ha incastrato i tre uomini. In manette, con l'accusa di rapina, sono finiti il 46enne Raffaele Tatullo, il 55enne Sergio Di Ceglie - entrambi residenti a Quarto Oggiaro - e il 50enne Antonio Faulisi, catanese trasferitosi a Colle di Val d'Elsa, in Toscana, dove è stato fermato. 

La rapina in gioielleria a Milano 

La mattina del 30 gennaio scorso, stando a quanto accertato, i tre erano entrati uno dopo l'altro nella gioielleria al civico 22 di via Mac Mahon con la scusa di vedere dei gioielli. Improvvisamente, poi, avevano aggredito le titolari e le avevano legate a una sedia, immobilizzando loro i polsi e le gambe. 

Così, dopo aver abbassato la saracinesca, i tre avevano preso dieci anelli in oro e duecento orologi Pierre Bonnet - valore totale 40mila euro -, avevano rubato i nastri delle telecamere di sicurezza ed erano fuggiti. 

Incastrati da telecamere e telefoni 

A metterli nei guai, però, ci ha pensato un'altra telecamera, quella comunale installata all'incrocio con via Principe Eugenio. Le immagini, infatti, hanno restituito agli investigatori una serie di passaggi - praticamente identici tra di loro - delle stesse tre auto in giorni molto vicini alla rapina. Proprio quelle macchine - una Toyota Yaris, una Peugeot 207 e un'Alfa 147 - hanno portato i poliziotti ai tre uomini. 

A fornire un'ulteriore conferma alla Mobile sono stati i tabulati dei cellulari dei tre, che risultavano tutti insieme in zona Mac Mahon all'orario del colpo e tutti insieme, di nuovo, poco dopo in zona via Aldini, dove potrebbero aver diviso il bottino e dove si trova la pizzeria gestita da Tatullo nella quale lavora Di Ceglie. 

A quel punto, la Squadra Mobile - guidata da Lorenzo Bucossi - ha richiesto l'ordinanza di custodia cautelare, che è arrivata nei giorni scorsi a firma del Gip Elisabetta Meyer. Faulisi è stato preso fuori da un negozio a Colle di Val d'Elsa, Tatullo e Di Ceglie invece erano già in cella a San Vittore, dove erano finiti un paio di mesi fa per un'altra rapina commessa insieme.  
 

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