Assalto armato alla gioielleria, marito e moglie in ostaggio: presi i due banditi con la Fiat Uno

La rapina a maggio a Segrate: arrestati un 37enne e un 29enne, entrambi residenti a Napoli

Due momenti della rapina

Avevano scelto una nostalgica Fiat Uno per arrivare sul luogo del colpo. E con quell'auto, dopo il blitz - violento e rapidissimo - si erano allontanati riuscendo a far perdere le proprie tracce nonostante un incrocio "pericoloso" con una pattuglia della Locale. Ma proprio su quella macchina, rubata pochi giorni prima a Bergamo, hanno lasciato una serie di indizi che hanno portato gli investigatori dritti a loro. 

Due uomini - due cittadini italiani di ventinove e trentasette anni, entrambi napoletani con numerosi precedenti alle spalle - sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di San Donato con l'accusa di rapina aggravata perché ritenuti i responsabili del colpo avvenuto il 18 maggio scorso alla gioielleria Pelagatti di Segrate. In manette sono finiti il 37enne Domenico Tavano, con un curriculum criminale fatto di lesioni, stupefacenti e rapine, e il 29enne Luigi Alamaro con precedenti per rapine, stupefacenti e armi. 

Video | Il blitz in gioielleria: pistola contro marito e moglie

Marito e moglie in ostaggio

Verso le 10.30 di quella mattina, i due - entrambi descritti come rapinatori esperti e consumati - avevano assaltato lo storico negozio di via Roma ed erano scappati con un bottino di circa 30mila euro. 

Il 37enne e il 29enne - hanno accertato i carabinieri, guidati dal maggiore Antonio Ruotolo - erano arrivati fuori dalla gioielleria a bordo di una Fiat Uno rubata, che avevano già usato nei giorni precedenti per effettuare alcuni sopralluoghi.  

Il primo a entrare era stato Tavano che aveva mostrato alla gioielliera, una donna di settanta anni, un bracciale di diamanti fingendo di doverlo aggiustare. Pochi attimi dopo aveva fatto irruzione il complice che aveva puntato la pistola contro la vittima e suo marito, un 76enne, spingendo entrambi nel retro del locale e lasciandoli li in ostaggio sotto la minaccia delle armi. 

In pochi istanti, poi, Alamaro aveva arraffato tutti i gioielli possibili e i due erano scappati lasciando chiusi in uno stanzino marito e moglie, che erano stati liberati da un cliente entrato per caso in gioielleria. 

La Fiat Uno abbandonata

La prima svolta alle indagini è arrivata quando i militari hanno trovato la Fiat Uno dei rapinatori, che l'avevano abbandonata a Peschiera ed erano saliti su una Mercedes classe C prima di prendere il treno per fare immediato ritorno a Napoli, da dove erano partiti pochi giorni prima. 

Nella vettura gli investigatori hanno repertato dei passamontagna e alcuni indumenti su cui erano presenti tracce di Dna, che i Ris hanno ricondotto proprio a Tavano e Alamaro, che aveva anche usato un tutore per nascondere un tatuaggio sul polso. Un'ulteriore conferma è poi arrivata dalle immagini del blitz registrate dalle telecamere di sorveglianza della gioielleria e dai riconoscimenti effettuati dalle vittime. 

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Le manette per i due sono scattate lunedì mattina: Alamaro, che vive a Giugliano, era già in carcere a Poggioreale, mentre Tavano - che risiede nel quartiere Stella - era ai domiciliari. I due infatti erano stati arrestati a gennaio scorso per una rapina messa a segno il 23 marzo a Follonica con lo stesso e identico modus operandi. Poco prima, secondo gli investigatori, avevano colpito anche a Pesaro. Poi erano arrivati nel Milanese, ma una Fiat Uno li ha traditi. 

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