Coltello alla gola e pugni: così ha rapinato 5 titolari di mini market in 7 giorni per la cocaina

L. B., nato a Napoli ma cresciuto a Milano, faceva irruzione nei mini market armato di coltello

Il rapinatore

Agiva a qualsiasi orario del giorno armato di coltello: cinque rapine una settimana contro i titolari dei mini market spersi qua e là in città, gestiti tutti da cittadini bengalesi. A dettargli il 'ritmo' dei colpi erano probabilmente le sue crisi d'astinenza da cocaina, della quale sarebbe un assiduo consumatore. E' finito nella rete della polizia che lo ha incastrato anche grazie al software KeyCrime. Il sistema, un'applicazione che incrocia i dati statistici dei crimini in città, ha ricondotto tutti gli assalti alla stessa persona. 

Le manette contro l'uomo,  L. B. di 33 anni, sono scattate nei giorni scorsi. Gli agenti del Commissariato Quarto Oggiaro, guidati da Roberto Guida, sono riusciti ad arrestarlo nonostante il ragazzo non avesse precedenti penali, e quindi non ci fossero dati su di lui. In questo senso un contributo fondamentale è arrivato da una delle vittime che dopo essere stata picchiata, è stata capace di inseguire il 33enne fino alla sua auto, una Smart bianca, riuscendo perfino a segnarsi la parte finale della targa.

Video: ecco una delle rapine violente

L. B., nato a Napoli ma cresciuto a Milano, faceva irruzione nei mini market armato di coltello a serramanico e con il volto scoperto. Si avvicinava al gestore e gli puntava contro la lama lunga 8 centimetri. Spesso i colpi finivano in pericolose colluttazioni perché i proprietari dei negozi, scelti dal rapinatore perché sperava di sopraffarli per la loro stazza minuta, non stavano a guardare: nonostante il coltello appoggiato contro, a volte anche sulla gola, reagivano. Uno di loro, per esempio, è riuscito a rompere con un pugno il finestrino della Smart. Particolare questo confermato dal fatto che al momento dell'arresto, all'interno dell'abitacolo era ancora presente la ricevuta del carrozziere che aveva sostituito il vetro.

Il bottino dopo ogni colpo era sempre magro: il 33enne, che lavorava in un magazzino come turnista, riusciva a recuperare al massimo poche centinai di euro. Secondo gli investigatori quel denaro finiva subito 'investito' in cocaina. Anche per questo spesso il suo atteggiamento era subito violento contro le sue vittime. Basti pensare che uno dei bengalesi - in viale Certosa - è finito in ospedale con 20 giorni di prognosi, un altro - in via Anguissola - con 10. Gli altri colpi sono avvenuti in via Lorenteggio, via Console Marcello e uno tentato in via Rembrandt. 

Una volta fermato, nella sua abitazione sono stati trovati gli abiti usati per alcune delle rapine. In auto, oltre alla ricevuta del 31 agosto che confermava il racconto di uno dei titolari, sono state trovate tracce di sangue risalenti probabilmente ad una delle aggressioni, durante la quale l'italiano si era ferito ad una mano. Non soltanto: è stato ritrovato anche il coltello a serramanico. Adesso è rinchiuso a San Vittore con l'accusa di rapina aggravata continuata. I titolari dei piccoli supermercati, tra i quali si era diffusa la voce di questo rapinatore violento, possono tirare un respiro di sollievo.

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Commenti (7)

  • L'origine NON MENTE.

  • prima gli italiani. Questo soggetto lavora, ha uno stipendio e va in giro a rapinare negozi e picchiare le persone, uno da salvaguardare, adesso sarà licenziato e avrà diritto al reddito di cittadinanza

    • Ahahah

  • rimandarlo dalla Madre scorticato vivo..

  • Risorsa Salviniana :)

  • L'origine non mente.

    • Fatti prestare qualche milione di euro da Bossi e fonda la Padania

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