Milano, donne aggredite, gettate a terra e massacrate a calci: preso il rapinatore disabile

È stato tradito dall'evidente protesi che aveva alla gamba sinistra. Sarebbero 7 le rapine

Repertorio

Il suo particolare modo di camminare, ciondolando per via della protesi ad una gamba, non è passato inosservato alle sue vittime, scaraventate a terra e prese a calci sul torace, ai fianchi o dove capitava. Due le donne finite nel vortice del suo scatto di follia - quelle accertate - anche se i carabinieri della Stazione di Garbagnate Milanese, che lo hanno fermato venerdì mattina, sospettano possano essere almeno sette.

Borseggi andati tutti più o meno allo stesso modo e commessi dalla seconda metà di dicembre in poi, quando era stato scarcerato dopo un periodo di detenzione di oltre cinque anni per rapina, droga e ricettazione: la vittima che resiste allo scippo e l'uomo, che nonostante la sua protesti appena sotto il ginocchio sinistro, si scaglia con tutta la potenza che può contro di loro.

A. M., un italiano di 41 anni, secondo quanto ricostruito dai militari, era metodico. La sua ricerca continua di denaro, evidentemente, lo portava ad agire secondo un itinerario che alla fine gli è stato fatale.

Donne prese buttate a terra e prese a calci

Le indagini sono cominciate dopo il racconto di una delle sue 'prede'. La donna, che come le altre vittime aveva tra i 40 e i 60 anni, era stata intercettata nei pressi della basilica di Garbagnate Milanese il 22 dicembre. A. M. ha prima provato a scipparle la borsetta ma quando lei ha opposto resistenza non si è fatto problemi a farla cadere. Per poi darle un calcio di collo pieno sul petto. Prima di fuggire su una bicicletta.

E ancora domenica 12 gennaio ha massacrato a calci un'altra donna finita a terra, sempre a Garbagnate. Stessa dinamica, stessa ferocia del primo episodio, solo che per fuggire questa volta il 41enne, secondo il racconto della vittima, ha utilizzato uno scooter e non una bici.

Il suo più grave errore lo ha commesso lontano dagli occhi indiscreti delle vittime ma davanti allo sguardo incontestabile di una telecamera di un circuito di video sorveglianza. Giorni dopo la prima rapina ha deciso di usare la carta di credito della donna picchiata prima di Natale, sette giorni appena dopo essere uscito dalla prigione e quando era ancora sotto libertà vigilata.

Il prelievo al bancomat e l'arresto a Bollate

Dopo il prelievo al bancomat, le telecamere della banca hanno immortalato le sue fattezze e per i militari impegnati nell'indagine è stato un gioco da ragazzi riconoscere il 'loro' uomo: grazie anche a quella disabilità fisica, che lo aveva reso così riconoscibile. Il reale problema per gli investigatori, a quel punto, è stato rintracciarlo.

I controlli dei carabinieri si fanno fitti. In quel di Bollate e Baranzate, che sanno essere le zone bazzicate dal sospettato. Dopo aver passato al setaccio le aree verdi e i dormitori occasionali dei due comuni dell'hinterland di Milano, il 17 gennaio trovano un motorino Sh dell'Honda che risulta essere stato rubato nei giorni precedenti. È parcheggiato nei pressi di un albergo di Bollate. In una delle camere c'è lui ed ha le chiavi dello scooter.

Per i militari è chiaro. L'ipotesi è che cambiasse 'residenza' di continuo anche se di fatto 'lavorava' quasi sempre negli stessi quadrilateri: quello della basilica di Garbagnate e quello della stazione Serenella, in orari serali e in attesa della prossima preda. Per ora, A. M. è stato fermato per indiziato di delitto per il doppio furto rapina contro le due donne, in attesa che le indagini confermino la serialità delle sue aggressioni.

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