Milano, rapinavano e terrorizzavano i ragazzini fuori dalle scuole del quartiere "in": arrestati

«Ci fa curriculum»: così i due, al momento del fermo, con la stessa spavalderia con cui rapinavano i 12-14enni

Da Facebook: i due rapinatori in zona Fiera

Quando li hanno arrestati, hanno commentato che «fa curriculum». E agivano con la stessa spavalderia, rapinando ragazzini delle scuole medie e finendo con l'allarmare tutta la zona Fiera, intorno a CityLife, primi tra tutti i genitori. Che hanno organizzato la contromossa: una chat su Whatsapp per tenersi aggiornati e scambiarsi fotografie per poi mostrarle agli agenti del commissariato Sempione, a cui sono arrivate finora 11 denunce, tutte simili tra loro.

I protagonisti di questa vicenda sono due pregiudicati di 28 e 20 anni, entrambi senza fissa dimora e con un'adolescenza costellata di piccoli crimini, famiglie adottive esasperate, legge della strada e dimore dove capita, ma ultimamente nel quartiere popolare di San Siro. Con l'inizio dell'anno scolastico avevano avuto un'idea: colpire ragazzini di 12-13 anni in una zona residenziale "alta" della città, quella tra piazzale Giulio Cesare e via Mario Pagano. Una zona in cui vivono famiglie benestanti e in cui sono presenti alcune scuole parificate. 

Soldi e cellulari (ma non gli Iphone)

Ed infatti le rapine fruttavano sempre qualcosa. Poche decine di euro se andava male. E poi cellulari (ma i due rapinatori preferivano non prendere gli Iphone, forse temendo l'applicazione che consente il rintraccio via Gps, anche se va detto che tutti gli smartphone hanno in realtà questa funzione) e, in almeno un caso, un paio di scarpe molto costose. Il ragazzino vittima veniva individuato all'uscita da scuola e seguito finché non si trovava da solo, o al massimo con un compagno, meglio se in una via defilata. A quel punto veniva minacciato con la spavalderia che due ventenni possono usare nei confronti di ragazzi molto più giovani di loro. Che infatti il più delle volte soccombevano alle richieste.

Le cose, però, non andavano sempre lisce. Il 25 settembre, per esempio, un ragazzo è riuscito a scappare e i suoi genitori hanno immediatamente avvertito la polizia, che è arrivata in via Filiberto con una pattuglia. Più o meno nello stesso momento, da piazzale Giulio Cesare arrivava un'altra richiesta di aiuto, sempre per una rapina non riuscita.

"Rete" su Whatsapp

Il commissariato ha quindi perlustrato tutta la zona in lungo e in largo e, la mattina successiva, ha individuato i due giovani malviventi in viale Cassiodoro. Fondamentali le foto che i genitori del quartiere, dopo essersele scambiate su Whatsapp, avevano diramato alla polizia; e anche la descrizione di un tatuaggio particolare al collo del più grande dei due. 

Le vittime (cinque in quel momento) hanno riconosciuto a colpo sicuro i rapinatori che, quindi, sono stati arrestati e portati a San Vittore per la custodia cautelare. «Ci fa curriculum», hanno commentato, come si diceva all'inizio. Segno che probabilmente non hanno alcuna intenzione di fermarsi qui. 

I due "curriculum" da rapinatori

Il "curriculum" del più grande, del resto, secondo quanto riferisce la questura, comincia nel 2011 con un furto e una segnalazione per consumo di droga e prosegue negli anni. Più concentrata "l'esperienza" del più giovane che, nel 2015, quando ha 16 anni, viene scoperto per un furto e, nel 2018, incastrato perché trovato con alcuni scooter rubati; del 2019, quando la famiglia adottiva, esasperata, non ne ha più voluto sapere, un furto al supermercato e un furto di uno zaino presso un oratorio sempre in zona Fiera. 

Sono accusati di rapina aggravata, perché in due e perché ai danni di minori, almeno in un caso con violenza (un bastone di legno con cui hanno picchiato al ginocchio un ragazzo per farsi dare il portafogli, che conteneva 35 euro). Nel frattempo continuano ad arrivare in commissariato le denunce: è evidente che, in pochi giorni, il 28enne e il 20enne avevano concentrato una attività di rapina particolarmente "intensa", che chissà quanto sarebbe andata avanti se non fosse stato per la prontezza delle famiglie della zona, che non hanno esitato a denunciare le rapine (riuscite o tentate) e anche a "fare rete" tra loro, su Whatsapp e anche in un gruppo Facebook di quartiere, stando anche vicino ai propri figli in momenti di paura.

Quella "sicurezza partecipata" che, senza tanto strepitio, spesso è fondamentale per ottenere risultati efficaci.

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