Tunisino salafita espulso dall'Italia per "motivi di sicurezza": era stato fermato in Duomo

Era stato fermato il 25 ottobre in Duomo. È stato espulso lunedì con un volo da Palermo

Il suo nome era finito in una lista di persone potenzialmente pericolose che le autorità tunisine avevano inviato all'Italia. Da lì, il "warning" della direzione antiterrorismo alle varie polizia, che hanno immediatamente centrato l'obiettivo. Abdelhak Ben Makhlouf Aouini, tunisino di venticinque anni - accusato dal suo stesso Paese di essere un salafita in contatto con ambienti estremisti - è stato espulso lunedì pomeriggio dall'Italia con un volo diretto Palermo-Tunisi. 

Le strade del ragazzo e del Viminale, che ne ha disposto il rimpatrio, si sono incrociate il 25 ottobre scorso, quando due agenti della Polmetro hanno deciso di controllare due uomini fermi su un marciapiede in piazza Duomo. Uno di quei due, avevano poi accertato dalla Questura, era proprio Aouini, che era stato subito inviato nel centro per i rimpatri di Torino. 

Il venticinquenne - spiega il ministro dell'Interno italiano in una nota - "era incluso in una lista di salafiti che, secondo le autorità tunisine, potevano essersi allontanati di recente dalla Tunisia per raggiungere l'Europa" ed "è stato espulso dal territorio nazionale per motivi di sicurezza dello Stato".

Il tunisino, infatti, era considerato appartenente al salafismo, una sorta di "corrente" dell'islamismo nata chiaramente in chiave anti occidentale che a partire dagli anni '30 del 1900 - proprio in Tunisia - ha subito una forte impronta fondamentalista. Da qui, il rischio - concreto - che il venticinquenne potesse radicalizzarsi e convertirsi alla jihad. 

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