Scontri Inter-Napoli, 25enne indagato per omicidio. Da Ros sarà scarcerato

La Digos partenopea al lavoro per capire chi fosse però alla guida della Volvo: forse lo zio del ragazzo, presente anche lui

Un momento degli scontri

C'è un indagato per omicidio volontario per la morte del tifoso di Varese Daniele Belardinelli la sera di Santo Stefano in via Novara, nell'ambito degli scontri tra tifosi interisti e napoletani, prima del match tra le due formazioni al Meazza. Si tratta di un ultrà del Napoli, ha 25 anni ed era a bordo della Volvo V40 (inizialmente si era parlato di un suv) che ha investito il 35enne di Varese ferendolo gravemente. Belardinelli è stato accompagnato in ospedale da alcuni amici ma nelle ore successive è deceduto.

Video: 3 minuti di battaglia

Intanto sta per essere scarcerato il 21enne Luca Da Ros, milanese ultrà dei Boys San dell'Inter, uno dei primi tre arrestati (insieme ai 31enni degli Irriducibili Simone Tira e Francesco Baj) per gli scontri. Da Ros, l'unico dei tre a rispondere alle domande del gip e, venerdì 4, anche dei pubblici ministeri, ha tra l'altro indicato Marco Piovella, imprenditore 34enne e membro del direttivo della curva nerazzurra, come organizzatore dell'assalto (definito "ignobile e squadristico" dal questore milanese Marcello Cardona). Piovella ha smentito ma è stato a sua volta arrestato.

Venti indagati, ma presto saranno di più

Al momento il bilancio è di una ventina di indagati, in prevalenza nerazzurri (per rissa, lesioni e detenzione di armi), oltre al 25enne napoletano (accusato di omicidio volontario). Indagati però anche sei napoletani in tutto. Sono poi al vaglio le posizioni di oltre 100 persone: tifosi dell'Inter, del Nizza, del Varese (presenti con i nerazzurri) ma anche del Napoli. Intanto sette interisti hanno ricevuto il Daspo per 5 o 8 anni.

Tornando alla Volvo V40, è intestata al padre del 25enne, che era a bordo della vettura con altre tre persone tra cui uno zio. Gli investigatori (al lavoro la Digos di Milano e di Napoli) cercano ora di capire chi fosse effettivamente alla guida. Tutti e quattro sono stati iscritti nel registro degli indagati come forma di garanzia. Si è saputo che il giovane ha nascosto l'auto e l'avrebbe anche lavata, forse nel tentativo di cancellare ogni traccia dell'investimento. L'accusa di omicidio volontario (la più grave) deriva dalle dichiarazioni di Piovella, secondo cui l'auto sarebbe passata lentamente sul corpo di Belardinelli già a terra, forse investito in precedenza (e con velocità più elevata) da un'altra auto

Indagati anche altri due napoletani: si tratta di coloro che, accorgendosi che Belardinelli era a terra e non si muoveva, lo hanno trasportato verso via Fratelli Zoia, per "restituirlo" agli interisti. In quel frangente, secondo diverse testimonianze da ambo le parti, i due fronti di battaglia hanno capito che era successo qualcosa di grave e, urlando vicendevolmente "basta, basta", hanno interrotto le ostilità.

Da Ros verrà scarcerato

Da una parte, quindi, verranno compiuti tutti gli accertamenti sulla Volvo (ad esempio tracce di sangue, vestiti o Dna di Belardinelli). Dall'altra, la Digos napoletana è al lavoro per rintracciare le altre vetture e mini van con tifosi azzurri presenti in via Novara. Quanto a Da Ros, la sua collaborazione con gip e pm gli varrà la scarcerazione. Sarà probabilmente posto ai domiciliari. Il suo legale ha però chiesto di non chiamarlo "pentito" e a chi gli chiedeva se il suo assistito avesse timore delle minacce (anche di morte) ricevute in questi giorni per aver accettato di parlare coi magistrati ha replicato di no, che "non c'è da preoccuparsi". Sembra comunque che, anche davanti ai pm, Da Ros abbia confermato il ruolo da leader di Piovella la sera di Santo Stefano, che l'interessato in questi giorni ha sempre smentito ("mi occupo solo della coreografia di curva").

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