Scontri Inter-Napoli, non si sa ancora chi abbia organizzato la guerriglia urbana

Secondo il gup, che ha condannato 5 ultras nerazzurri (più un sesto che ha patteggiato), manca la prova che Piovella o Ciccarelli siano le "menti" dell'assalto

Non basta avere partecipato a una cena ed essere tra i leader di una curva di stadio per provare di avere organizzato una battaglia urbana tra tifosi, anche se è un altro ultras presente in loco a indicare i due leader. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il gup Carlo Ottone De Marchi ha, comunque, condannato in rito abbreviato cinque ultras dell'Inter per gli scontri del 26 dicembre prima del match a San Siro col Napoli, mentre un sesto ultras ha patteggiato la pena.

Le armi utilizzate per l'agguato

Il gup traccia veri e propri punti rimasti oscuri o non del tutto chiariti nell'indagine che, di fatto, ha consentito di individuare sei persone nel gruppo degli interisti (fiancheggiati da tifosi del Varese e del Nizza), mentre separatamente prosegue l'indagine nei confronti di una ventina di napoletani per ora accusati tutti di omicidio volontario per la morte del varesino Daniele Belardinelli, schiacciato da una o forse due automobili e poi deceduto all'ospedale San Carlo.

Sei persone su quaranta o cinquanta o forse anche più interisti. Nessun dubbio che l'assalto fu preparato: non si radunano "per caso" tutte quelle persone all'angolo tra via Novara e via Fratelli Zoia, semmai prima della partita gli ultras nerazzurri si ritrovano al Baretto accanto allo stadio. E, soprattutto, a indicare la preparazione prevantiva sono le armi, distribuite in loco e recuperate da un parchetto dov'erano state nascoste in precedenza.

Video | Guerriglia urbana in via Novara

Ma, come si diceva, per il gup non è sufficiente che Nino Ciccarelli e Marco Piovella siano capi ultras per affermare (almeno in Tribunale) che siano stati loro a organizzare tutto. E nemmeno che Piovella, la sera precedente, a Natale, sia stato ospite a cena dell'amico Belardinelli. Anche perché, per il gup, una cena informale in un giorno festivo tra poche persone non sarebbe sufficiente a organizzare scontri di quella portata.

L'unico ad avere pienamente collaborato, Luca Da Ros, che poi ha patteggiato la pena e quindi non è tra i cinque condannati, non ha mai esplicitamente affermato che Piovella desse ordini al gruppo interista e, per giunta, ha spiegato di averlo visto nel primissimo pomeriggio del 26 al Baretto ma non più tardi al Cartoons Pub, il punto da cui la "spedizione nerazzurra" è partita alla volta di via Novara. 

Scontri Inter-Napoli, scarcerati gli ultras condannati

Nino Ciccarelli, capo storico dei Vikings, è l'ultras che ha subito la condanna più pesante: 3 anni e 8 mesi. Nonostante superi i tre anni, il gup ha disposto anche lui la scarcerazione, comminandogli però gli arresti domiciliari. E' libero, ma con obbligo di dimora, Marco Piovella, leader dei Boys San e membro del direttivo della curva dell'Inter (si occupa principalmente di coreografie), imprenditore e designer della luce nella vita privata, condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione.

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Condannato a 3 anni il varesino Alessandro Martinoli, anche lui alla cena di Natale a casa di Belardinelli. Anche per lui è scattata la misura dell'obbligo di dimora, mentre devono presentarsi alla polizia giudiziaria Francesco Baj e Simone Tira, condannati a 2 anni e 6 mesi ciascuno. Per tutti è stato comunque disposto il Daspo per 8 anni.

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