Scontri Inter-Napoli, processo al via. Legale di Da Ros: "Non scrivete che per lui sono risaliti agli altri"

La "tutela" chiesta dall'avvocato. Da Ros patteggerà, gli altri (tra cui i leader della curva Piovella e Ciccarelli) hanno chiesto il rito abbreviato

Un momento degli scontri

"Non si può dire che gli ultras dell'Inter imputati siano gravati dalle dichiarazioni di Luca Da Ros". E' il modo in cui il suo avvocato Alberto Tucci cerca di 'proteggere' il 21enne ultras dei Boys San a processo (insieme ad altri cinque) per gli scontri tra tifosi di Inter e Napoli in via Novara la sera del 26 dicembre 2018, poco prima che iniziasse il match a San Siro, e durante i quali (schiacciato da una o due automobili) trovò la morte il varesino 39enne Daniele Belardinelli. Il processo si tiene nell'aula bunker di San Vittore. 

Video choc: la "guerra" tra i tifosi

I primi tre ultras nerazzurri (Francesco Baj, Simone Tira e Luca Da Ros) sono stati arrestati nelle ore successive agli scontri. Uno di loro, Da Ros, ha collaborato con gli investigatori tanto che ad un certo punto è stato posto agli arresti domiciliari e poi, a febbraio, è stato liberato. Non così gli altri due, né quelli successivamente arrestati: Alessandro Martinoli, Marco Piovella e Nino Ciccarelli. 

Gli ultimi due, in particolare, sono nomi "noti" nella curva nerazzurra, in quanto tra i leader dei Boys San e dei Viking. Piovella (detto "il Rosso") è anche indicato come membro del direttivo della curva, una decina di persone che "governano" il tifo organizzato interista, anche se lui ha smentito un ruolo organizzativo affermando di occuparsi soltanto della coreografia di curva.

Video: Belardinelli travolto durante gli scontri

Per tutto questo tempo si è spesso detto che la collaborazione di Da Ros (che ha ottenuto il patteggiamento della pena a un anno e 10 mesi di reclusione) fosse stata fondamentale per gli investigatori per risalire ad alcuni degli altri partecipanti agli scontri, almeno quelli interisti. Ma il legale Alberto Tucci, fuori dall'aula, ha specificato ai cronisti che "le dichiarazioni di Da Ros non sono state determinanti per le imputazioni degli altri". Che, per la cronaca, hanno chiesto il rito abbreviato con sconto di un terzo della pena.

Inter-Napoli: da chiarire la ragione degli scontri

Da Ros ha ricevuto minacce anche di morte dopo avere iniziato a 'parlare', e ora l'avvocato aggiunge che lui "non ha paura"; ma la precisazione suona come una (doverosa, s'intende) richiesta di tutela per il giovane, che ha 21 anni ed è studente universitario. Gli investigatori, del resto, alla fine hanno fatto indagare una trentina di persone tra milanesi, varesini e napoletani, e certamente sono state fondamentali le indagini a tutto campo, attraverso telecamere e con altri mezzi, per identificarli.

Ancora da chiarire completamente quale sia stata la 'vera' dinamica degli incidenti. Oltre alla prima ipotesi, quella del raid organizzato dalla curva Nord dell'Inter contro i tifosi del Napoli (e con l'aiuto di nizzardi e varesini venuti a Milano), ne sono state avanzate altre due, non ancora accantonate: quella dell'appuntamento organizzato tra frange violente di tifosi a buona distanza dallo stadio per non essere 'intercettati' dalle forze dell'ordine; e quella dell'operazione 'difensiva' per evitare che i napoletani assaltassero il 'Baretto', lo storico ritrovo di interisti adiacente allo stadio.

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