Scontri e saluti romani per Ramelli: Digos al lavoro, Iannone tra i primi del "lunedì nero"

Digos al lavoro dopo la manifestazione per Ramelli. Già identificato il leader di CasaPound

Iannone in prima fila - Foto © Guarino

Lo strappo decisivo l'hanno dato lui e i suoi ragazzi. Mentre le "voci ufficiali" della piazza trattavano con la Questura per cercare di portare avanti le loro richieste, lui e i militanti a lui più fedeli sono partiti di corsa. Una corsa vera, uno scatto e uno strappo reali, che hanno poi costretto le forze dell'ordine a intervenire con scudi e manganelli, dando vita a un paio di minuti di corpo a corpo duri, finiti con il bilancio di tre feriti tra i manifestanti - tra cui un giovane colto da crisi epilettica - e qualche contuso tra gli agenti. 

Lunedì sera, in quello che è già passato alla storia come il lunedì nero di Milano, l'iniziativa l'ha presa Gianluca Iannone, il leader romano di CasaPound arrivato sotto la Madonnina per partecipare alla commemorazione di Sergio Ramelli, il ragazzo morto il 29 aprile dopo un agguato che antagonisti della sinistra extraparlamentare gli avevano teso sotto casa sua, in via Paladini. 

Video | La corsa e gli scontri: i momenti di tensione

La partenza del corteo durante le trattative

Iannone - arrivato proprio dalla Capitale insieme a qualche decina di "colleghi" di partito - alle 20.48 ha deciso di "strappare". Mentre Marco Osnato, Massimiliano Bastoni, Carlo Fidanza e Roberta Capotosti - i riferimenti noti alla Questura - parlavano con la Digos, lui e circa cento giovani sono partiti da piazzale Susa verso viale Romagna. Lì hanno trovato il blocco di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, che sono stati costretti a usare le "maniere forti" per bloccarli mentre - a onore del vero - alcuni di loro alzavano le braccia e ripetevano: "Non siamo qua per combattere contro di voi, stiamo andando a commerare un morto". 

Una sorta di "sgarro" che in tanti anni di manifestazioni dell'estrema destra non si era mai verificato. Sì, perché formalmente agli organizzatori della commemorazione per Ramelli - CasaPound, Lealtà Azione e Forza Nuova su tutti - la prefettura aveva concesso un "presidio statico", non un corteo. E invece quel corteo, opponendosi probabilmente per la prima volta alle direttive di chi gestisce l'ordine pubblico, CasaPound e gli altri hanno voluto farlo. 

"La loro idea era fare il percorso storico del corteo", la riflessione di uno degli investigatori della Digos. Lo scopo era "partire sapendo che sarebbero stati fermati poco dopo e poi trattare". E a dare il via, lo start, è stato proprio Iannone, che è già stato identificato. 

Iannone nella fase più accesa degli scontri - Foto Guarino

gianluca iannone manifestazione ramelli 2-2

Iannone già identificato, presto le denunce 

Dalla Digos meneghina non si nascondono: lui era in testa alla corsa e lui di sicuro sarà denunciato per manifestazione non autorizzata e per resistenza a pubblico ufficiale. Insieme a lui in tanti riceveranno le stesse accuse. 

Di certo - filtra dagli uffici di via Fatebenefratelli - nel serpentone c'erano volti noti di Lealtà Azione, che a Milano resta il gruppo più numeroso e che accoglie anche ultras degli Irriducibili, del nucleo milanese di CasaPound, i giovanissimi di Blocco Studentesco ed esponenti di Forza Nuova. Altri manifestanti erano invece arrivati dal resto della Lombardia, dall'Emilia e dal Veneto. 

Quella corsa di ieri sera - la convinzione della Digos - "non cambia i rapporti di piazza tra forze dell'ordine e l'estrema destra", che mai era andata allo scontro con la polizia, ma di sicuro va vista come una prima volta, a suo modo storica. 

Video | "Presente": i mille saluti romani sotto casa di Ramelli

I mille saluti romani 

Non era la prima volta, invece, che la cerimonia si concludeva con il saluto romano. Anche lunedì sera - dopo che i mille manifestanti sono arrivati in via Paladini passando per viale Romagna e via Angelico con una "camminata" a metà tra un corteo e una "passeggiata sul marciapiede" - , le scene sono state praticamente le stesse. 

Dopo l'ingresso nella stradina con in testa lo striscione con la scritta "nel loro ricordo", i "camerati" - così si sono chiamati tra di loro - hanno risposto con il classico "presente" al nome di Sergio Ramelli e hanno poi fatto il saluto romano per tre volte. 

"Manifestazione fascista"

Per gli scontri e per il braccio teso è già stata aperta un'inchiesta della procura di Milano, proprio nel giorno in cui quattro attivisti di Lealtà Azione sono stati assolti dopo essere finiti a processo per un saluto romano fatto al Maggiore il 25 aprile del 2016. Chi sarà identificato - fanno sapere dalla Digos - sarà denunciato per i reati collegati alle "manifestazioni fasciste" previsti dall'articolo 5 della legge Scelba e dall'articolo 2 della legge Mancino. 

La convinzione della stessa Digos, che ora sta riguardando i filmati di tutta la serata, è una: "Se in piazza erano in mille, c'erano mille braccia alzate". Perché quello era il modo in cui i "camerati" volevano salutare Ramelli. 

I saluti romani per Ramelli - Foto Guarino

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