Una villa di lusso, la casa col terrazzo e un bar: il tesoro da 3 milioni di euro del boss del Nord

Sequestro da tre milioni di euro a Francesco Manno, della "locale" di Pioltello. I dettagli

Una delle case sequestrate a Manno

Una casa con sei stanze e un terrazzo. Un'altra abitazione da oltre duecento metri quadrati, una vera e propria villa di pregio. E un locale commerciale al cui interno c'era un bar. Eccolo il tesoro di Francesco Manno, un 58enne originario di Caulonia e che una sentenza definitiva del 2014 descrive come uno dei boss della locale di Pioltello. 

Gli agenti della divisione anticrimine della Questura, guidati dalla dirigente Alessandra Simone, gli avevano già sequestrato beni per un milione di euro lo scorso marzo, ma "abbiamo continuato il nostro lavoro - ha spiegato la Simone - perché avevamo promesso che non avremmo mollato fino alla chiusura del cerchio". 

E la chiusura del cerchio è arrivata a inizio settimana, quando i poliziotti hanno tolto al 58enne altri immobili e soldi per un valore di tre milioni di euro. Nelle mani degli agenti e dello Stato sono finiti la sua casa di Pioltello con otto vani e terrazzo, un appartamento con sei vani in cui vive uno dei suoi figli e un bar. 

Chi è Francesco Manno, il boss del Nord

Quello di Francesco Manno a Pioltello è un nome che fa rumore. Ufficialmente imprenditore edile - con una prima condanna rimediata nell'89 -, nel 2014 era stato condannato a nove anni nell'ambito dell'inchiesta Infinito per 416 bis, l'associazione mafiosa

Suo fratello Alessandro e suo cugino Cosimo Maiolo erano stati cristallizzati da quella stessa sentenza come i capi della locale di Pioltello, una "costola" della 'ndrina di Caulonia nata per volontà del boss secessionista Carmelo Novella. Una "ndrina" capace - parole della Simone - "di esportare al Nord i metodi della 'Ndrangheta", come dimostra anche la bomba che ad ottobre 2017 era esplosa, per volere dei Manno, sotto la casa di un 46enne dell'Ecuador "colpevole" di non aver pagato alcuni debiti.

I guai giudiziari per Francesco, però, non erano finiti lì. Due anni dopo era stato infatti condannato a quattro anni e sei mesi per una rapina in concorso e nel 2017 per lui era arrivato un cumulo pene di tredici anni e sei mesi, che al momento sta scontando a Opera. 

A marzo era poi arrivato il primo sequestro, dopo il quale "abbiamo sentito diverse persone che lo conoscono - ha spiegato la Simone - e abbiamo accertato che con i soldi illeciti Manno aveva acquistato case e attività attraverso prestanomi, suoi cari amici, o familiari". E proprio quello è stato il via libera per il secondo maxi sequestro di lunedì, emesso dalla sezione autonoma misure di prevenzione del tribunale di Milano, guidata da Fabio Roia. 

La moglie e la famiglia del figlio che vivono nei due appartamenti sequestrati potranno continuare a vivere lì, ma da lunedì dovranno pagare l'affitto allo Stato italiano. 

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