Casa, Audi, bar e soldi: l'impero da tre milioni di euro dell'uomo della 'ndrangheta al Nord

Maxi sequestro della polizia a un 43enne "appartenente alla cosca Morabito Bruzzaniti"

In pieno stile 'ndranghetista per i suoi affari aveva scelto nomi e cognomi di familiari e amici che non hanno mai avuto nessun problema con la giustizia. Formalmente, sulla carta, per l'agenzia dell'Entrate era dipendente di una azienda, che però secondo gli investigatori era sua. Un dipendente "anonimo", che aveva dichiarato - al massimo - poco più di diecimila euro. Ma che - stando alle indagini - poteva contare su un patrimonio milionario, quasi sconfinato. 

Martedì mattina, gli agenti della Divisione Anticrimine della Questua di Milano - guidati dalla dirigente Alessandra Simone - hanno sequestrato beni per tre milioni di euro a Bartolo Bruzzaniti, nato a Locri nel 1976, da anni residente a Garbagnate e ritenuto dalla polizia "appartenente alla cosca Morabito Palamara Bruzzaniti, egemone nell'area jonica della provincia di Reggio Calabria". 

La famiglia di Bruzzaniti 

Quello dei Bruzzaniti, tra le famiglie di 'ndrangheta, è un cognome conosciuto, che pesa. E lui - come spiegato dalla Simone - "è da sempre attivo sul versante milanese e lombardo, ma perfettamente connesso con la sua terra".

Una terra dalla quale arrivano suo padre Francesco e sua mamma, che è la cognata di Rocco Morabito, fratello di quel Giuseppe "Tiradrittu" considerato da sempre il numero uno delle 'ndrine, con cui Bruzzaniti avrebbe fatto tanti affari con i traffici di droga.

Il primo guaio a 15 anni 

A descrivere lo spessore criminale del 43enne ci pensa, però, anche il suo curriculum. La prima pagina viene scritta nel 1991, quando ha 15 anni e viene denunciato per il furto di una Vespa 50 a Bianco, in Calabria. 

Quello stesso anno qualcuno gli spara, ma lui non aiuta la polizia a fare luce sull'agguato e viene denunciato per favoreggiamento. Dieci anni dopo, invece, finisce in un'indagine per associazione mafiosa per aver aiutato il boss Antonio Pangallo, rinchiuso nel carcere di San Vittore, ad avere cellulari con cui parlare con i picciotti. 

Tre anni dopo - quando in realtà è già in carcere - viene formalmente arrestato in un'operazione antidroga della Questura di Torino, che lo accusa di aver offerto dieci chili di cocaina a due poliziotti infiltrati. 

Il boom economico

Bruzzaniti resta in carcere fino al 2012, proprio per condanne di droga, e quando esce viene sottoposto alla sorveglianza speciale. Gli agenti, però, notano un incredibile incremento nei suoi beni, che - ha spiegato la Simone - testimonia "il reimpiego dei proventi del narcotraffico". 

Così, il 43enne costruisce un piccolo impero nella "sua" Garbagnate, che non sfugge ai poliziotti. Gli investigatori per un anno hanno indagato su di lui, sui suoi familiari, sui suoi prestanome e hanno accertato una "sproporzione tra i redditi e il tenore di vita". 

A quel punto, su richiesta del procuratore e del Questore di Reggio Calabria, è arrivato il sequestro. Gli agenti hanno messo i sigilli a una casa di cinque vani a Garbagnate, a due box, a due magazzini, alle licenze di due bar e un tabacchi, a un'Audi Q3 e a una serie di conti correnti. 

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