Ecco l'impero di "Turi": soldi, auto e villa dopo un'intera vita da bandito, tutto sequestrato

La polizia ha sequestrato beni per oltre 800mila euro a Salvatore Mammino. Ecco chi è

La villa di Mammino e il suo volto

Nella sua vita le forze dell'ordine italiane e straniere gli hanno contestato quasi venti diversi reati. Il primo, un furto aggravato di una macchina, lo ha commesso a soli quindici anni: era il 1976 e lui era arrivato insieme alla sua famiglia in Lombardia soltanto tre anni prima da Catania, dov'è nato. L'ultimo, invece, è di poco più di un anno fa: una storia di estorsione, soldi e violenza che gli è costata ancora una volta il carcere, dove ha trascorso anni e anni. Ma proprio questa sua vita da bandito - e di questo ne sono certi gli investigatori - gli ha permesso di costruire un piccolo tesoro che altrimenti avrebbe soltanto potuto sognare. 

Gli uomini della Divisone Anticrimine della Questura di Milano, diretti dalla dottoressa Alessandra Simone, hanno sequestrato beni - la confisca è il passo successivo - per oltre ottocentomila euro a Salvatore Mammino, il "Turi" di Santa Maria di Licodia, nel Catanese, che nel suo curriculum criminale può "vantare" accuse dall'omicidio alle rapine passando per il sequestro di persona a scopo di violenza carnale e la detenzione di armi da guerra. 

Sequestrati beni per oltre 800mila euro 

Mammino e i suoi quattro familiari - la moglie e la figlia maggiore sono state condannate in primo grado per estorsione - non hanno quasi mai lavorato e, secondo quanto accertato dai poliziotti, non hanno mai dichiarato guadagni che potessero giustificare tutti i beni di cui la famiglia è effettivamente in possesso. 

Così, nelle mani degli agenti sono finiti una villa di nove vani e box a Garbagnate Milanese, una Mini Cooper che lo stesso Mammino aveva comprato pochi mesi fa, alcuni gioielli trovati in una cassaforte all'interno dell'abitazione, cinquantatré cambiali da 1200 euro ognuna, undici conti correnti, un conto deposito e un bar - le cambiali erano proprio per il pagamento del locale - che "Turi" aveva venduto a un cittadino totalmente all'oscuro di chi fosse il suo interlocutore. 

Video | La villa sequestrata a Salvatore Mammino

Una carriera criminale iniziata a 15 anni

Chi sia "Turi", invece, polizia e carabinieri lo sanno troppo bene. Le loro strade, in cinquantasette anni di vita di Mammino, si sono incrociate più e più volte e quasi sempre hanno portato il bandito in carcere. 

La prima volta che lui ha avuto a che fare con la polizia era un ragazzino poco più che quindicenne ed era finito in cella per furto. Pochi giorni dopo, invece, lui, suo fratello e altri quattro uomini avevano sequestrato una donna nel Milanese e avevano cercato di violentarla, prima di venire arrestati. Nel 1986 a fermarlo ci aveva pensato la polizia svizzera, che lo aveva accusato - sarà poi condannato a venti mesi di carcere - per traffico di stupefacenti. 

Tornato in Italia, "Turi" - già sottoposto alla libertà vigilata - si era poi dato alle rapine a mano armata in banca. Nel giro di pochi mesi, con complici diversi, era riuscito a svaligiare diversi istituti di credito in provincia presentandosi sempre armato fino ai denti. Quelle stesse armi che le forze dell'ordine gli avevano trovato durante un normale controllo in auto, poco dopo che era uscito dal carcere. Nella sua macchina, come se fosse pronto a partire per la guerra, i poliziotti avevano scoperto kalashnikov, fucili a pompa, mitragliette Beretta e relativi proiettili e cartucce.  

Gli omicidi e i contatti con "Bel René" e "Dentino"

A fine '90, poi, la sua "carriera" aveva fatto un salto, anche grazie alle amicizie "importanti". Il nome di "Turi", infatti, nel corso degli anni si è avvicinato spesso a quello di Biagio Crisafulli - il "Dentino" esponente di spicco della malavita di Quarto Oggiaro - e a quello di Renato Vallanzasca, cognato del fratello di Mammino, quell'Antonino condannato per omicidio e morto in cella a Volterra nel settembre 2016. 

Ed è proprio per la sua "vicinanza" con Quarto che a giugno del 98 il cinquantasettenne era finito in cella perché - secondo le indagini - coinvolto in una serie di omicidi. In particolare, avevano ricostruito gli investigatori all'epoca, "Turi" avrebbe indicato al killer materiale chi era Giuseppe Stasi, l'uomo ucciso il 18 gennaio del '91 fuori da un bar a Rho nell'ambito di una faida tra clan rivali. Per quella presunta partecipazione alla spedizione, Mammino era stato condannato all'ergastolo in primo grado, ma alla fine era stato assolto in Appello. 

Gli ultimi arresti per droga ed estorsione

Così, nel 2005, dopo essere tornato libero, il bandito aveva deciso di colpire ancora e di allargare la mappa delle sue "conquiste", tanto da spingersi fino in Germania per rapinare una banca. Arrestato poco dopo, era stato condannato a sei anni di reclusione prima di essere scarcerato nel 2010 e rimandato in Italia. Anche in Patria, però, la sua vita da uomo libero era durata poco. Soltanto due anni dopo, infatti, era entrato in un'inchiesta della Squadra Mobile di Torino ed era finito in manette per traffico internazionale di stupefacenti dopo essere stato scoperto con cinque chili di cocaina appena arrivati dal Brasile. 

Dopo aver scontato una parte dei quattro anni e 10 mesi di condanna - l'ennesima di una lista infinita -, nel 2016 era finito di nuovo nelle maglie della giustizia. A bloccarlo, questa volta, ci avevano pensato i carabinieri di Garbagnate, che lo avevano accusato di estorsione - insieme a sua moglie e alla figlia più grande - per aver costretto il proprietario di una società di servizi a cedergli gratuitamente la ditta. Il suo ultimo colpo di testa, per ora, gli è costato una condanna fino al 2024.

Tra sei anni, quindi, "Turi" dovrebbe uscire dal carcere, ma allora non avrà più il suo piccolo impero, costruito grazie a una vita da bandito. 

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