Il regno dell'imprenditore "sfruttatore": soldi e 80 case per un impero da 15 milioni di euro

Maxi sequestro contro un imprenditore accusato di caporalato e sfruttamento dei lavoratori

Approfittava dello "stato di bisogno dei lavoratori". Li ricattava con la "minaccia di perdere il lavoro". E ancora, mettono nero su bianco i giudici, "reclutava manodopera in condizioni di sfruttamento". In contemporanea, però, costruiva il suo impero fatto di soldi, case, uffici e aziende. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, ha disposto un maxi sequestro di 120 immobili a carico di Giancarlo B., un imprenditore di sessantatré anni della logistica che al momento si trova ai domiciliari ed è accusato di frodi fiscali, riciclaggio e sfruttamento del lavoro nel mondo del facchinaggio. 

Il 63enne, stando a quanto ricostruito dai magistrati di Pavia, è stato capo tra il 2012 e il 2018 di un "network di consorzi e cooperative" che avrebbe usato per assumere "manodopera in condizioni di sfruttamento" con gli operai che dovevano per forza accettare condizioni diverse rispetto ai contratti collettivi nazionali su turni, ferie e gestione dei riposi. Nel giro di caporalato, sempre secondo l'inchiesta, c'era finita anche la "Città del libro" di Stradella, a cui l'imprenditore avrebbe fornito lavoratori attraverso una delle sue tante aziende. 

I soldi delle "truffe ai danni del sistema previdenziale e del mancato pagamento ai dipendenti del tfr"  - evidenziato i giudici - venivano poi riciclati "in investimenti immobiliari". 

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I sigilli sono scattati per conti correnti, una polizza assicurativa e 120 immobili - tra cui ottanta case - tra Padenghe sul Garda e Manerba del Garda, Camogli, Lodi, La Thuile, Sauze di Cesana e nelle zone centrali di Milano, tra Porta Venezia e Porta Romana. Il valore dei beni, secondo le stime del tribunale, si aggira attorno ai 15 milioni di euro. 

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