L'asilo è sotto sfratto perché i bambini "fanno chiasso": e i piccoli protestano in silenzio

I piccoli de "La locomotiva di Momo", l'asilo di via Anfossi 36 sfrattato dal condominio perché "i bimbi fanno rumore", hanno protestato a modo loro contro la chiusura del loro asilo. Le foto

I bimbi "protestano" al parco

Al chiasso, alla confusione, hanno preferito il silenzio. Hanno fatto tacere le voci dei bimbi, forse ogni tanto più alte del “consentito”, e hanno lasciato battere i loro cuori. Poi, hanno permesso che i  piccoli, e le loro famiglie, giocassero con le bolle di sapone e i palloncini in un parco, dove nessuno avrebbe potuto lamentarsi. 

Non hanno nessuna intenzione di arrendersi le donne e gli uomini de “La locomotiva di Momo”, l’asilo di via Anfossi 36 che rischia di chiudere - e che tecnicamente è sotto sfratto - perché il vociare dei bambini disturba alcuni condomini. Proprio contro la decisione di un giudice che a maggio scorso ha dato ragione agli inquilini del condominio, martedì, i piccoli, le loro famiglie e gli educatori hanno sfilato in via Anfossi per difendere il loro “Momo”. 

“Si sono sentiti solo cuori battere - raccontano gli organizzatori con un filo di sarcasmo -. Emozioni fortissime che sono energia buona. Grazie ai tanti vicini a Momo”. E di energia, la fondatrice di Momo, Cinzia d’Alessandro, ne ha spesa e ne spenderà ancora perché non ha intenzione di mollare. 

Lo scontro con il condominio di via Anfossi 36 è iniziato quattro anni fa ormai, quando la struttura - che ospita asilo nido e scuola dell’infanzia - non aveva ancora aperto i battenti. “Stavamo finendo i lavori di ristrutturazione e il condominio - racconta Cinzia a MilanoToday - aveva già deciso con una delibera straordinaria che non voleva l’asilo”. Al termine di un’assemblea, convocata in fretta e furia, il 60% dei residenti aveva detto no alla scuola che sarebbe nata di lì a poco. 

I motivi? Spiegati proprio nella delibera. “Secondo loro - continua la fondatrice de La locomotiva di Momo -, l’asilo avrebbe tolto decoro al condominio, avrebbe diminuito il valore delle loro case e avrebbe portato macchine in doppia fila e genitori e bambini urlanti”. A nulla è servito il tentativo di Cinzia e dei suoi collaboratori di dialogare con i condomini e, così, la proprietaria dell’immobile che ospita “Momo” ha deciso di impugnare in tribunale la delibera. 

Ed è proprio in tribunale che, per l’asilo, le cose sono precipitate. A maggio un giudice ha deciso di dar ragione ai condomini perché - spiega Cinzia - “è convinto che ci sia stato un cambio di destinazione d’uso da uffici - l’immobile è accatastato con uso commerciale - ad asilo”. In realtà, giura la fondatrice, “non abbiamo mai cambiato destinazione d’uso e il catasto non differenzia in alcun modo uffici e asili”. 

Le promesse e i buoni propositi, però, servono a poco. Così come a poco potrebbe servire le oltre mille firme raccolte dai genitori e dai residenti del quartiere per evitare la chiusura. Dal 5 luglio, giorno in cui il giudice si pronuncerà sulla richiesta di sospensione dello sfratto, “Momo” potrebbe non avere più la sua locomotiva, lasciando a casa cento bambini e ventuno persone che lavorano con l’associazione, che opera dal 1996 con tanto di riconoscimento del comune di Milano. 

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Per questo, martedì i bimbi - insieme ad alcuni condomini che hanno cambiato idea - hanno fatto sentire il loro cuore, e non la loro voce, sperando di non perdere l’asilo. Al loro fianco c’era anche Chiara Bisconti, ex assessore allo Sport di palazzo Marino, che ha ammesso di non voler “vivere in una città che ha paura della voce dei bambini”. 
 
“Ci vuole - ha spiegato - un gesto che permetta a questi bambini di continuare a fare la 'bolla' per attraversare il vialetto del condominio senza disturbare, rigorosamente in fila, riempiendosi le guance d'aria e tenendo disciplinatamente le labbra serrate per non farla uscire, fino al raggiungimento del parco. Un gesto che ci farebbe capire che questa città ama la voce dei bambini”. 
 

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