Sgomberi rom, il Consiglio di Stato: "Il comune non può obbligare privati a sorvegliare"

Sotto accusa l'ordine del comune alla società che custodisce l'area ex Montedison alla Bovisasca

Sgomberi rom, il comune perde

Il comune di Milano ha perso un ricorso al Consiglio di Stato per via di un'area occupata - due volte - da gruppi di centinaia di rom. La vicenda riguarda un'area della Bovisasca, gli ex stabilimenti Montedison. L'area è di proprietà del comune di Milano dal 1993, ma è sempre restata in custodia del venditore fino a fine bonificha, giacché si tratta di una zona molto inquinata.

I primi rom arrivano nel 2007 e, ben presto, la zona si trasforma in una baraccopoli in cui vivono centinaia di persone. Palazzo Marino dispone lo sgombero nel 2009, ma nel 2010 l'area viene nuovamente occupata. A questo punto, da piazza della Scala parte l'ordine perentorio ai privati che custodiscono la zona: eliminare i resti delle baracche e costruire una recinzione più solida di quella installata nel 1993 e distrutta nel 2007, ma soprattutto un servizio di vigilanza che impedisca sul nascere ulteriori ri-occupazioni.

Il privato non ci sta e fa ricorso al Tar, vincendo. Poi la seconda vittoria al Consiglio di Stato. Secondo i giudici amministrativi, la proprietà ha un "obbligo generico di custodia", ma non può essere costretta ad onerosi lavori e soprattutto a garantire una sorveglianza continuativa, che spetta unicamente al comune. 

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