Sgombero di Aldo Dice a Sesto: "Per noi era l'ultima spiaggia"

L'edificio, ufficialmente destinato all'asta, era rimasto desolato per due anni. Gli attivisti di Aldo Dice e 190 persone ora dovranno in fretta cercare un altro posto

La polizia nell'ex Alitalia di Sesto

La prima volta era rimasto nell'ex sede abbandonata di Alitalia, a Sesto San Giovanni, per circa due anni. Questa volta meno sono bastati due giorni per dare il via allo sgombero dell'edificio. Wainer Molteni, responsabile del progetto di residenza sociale Aldo Dice 26x1, nega di volersi mettere in contrapposizione con il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che ha appena chiesto ai prefetti (con una circolare apposita) di dare una accelerazione agli sgomberi degli occupanti abusivi, ma sottolinea con forza che lo scopo di Aldo Dice non è quello di occupare, bensì di "recuperare".

Video: la struttura di Sesto sotto sgombero

"Non occupiamo, recuperiamo"

"Io non vado in uno stabile dove so che è stato costruito un progetto e che deve tornare ad essere fruibile", spiega Molteni ai microfoni di Andrea Lattanzi per Repubblica nel giorno dello sgombero dell'ex Alitalia. E l'edificio di piazza don Mapelli era stato liberato nel 2016 perché la proprietà aveva intenzione di metterlo all'asta. Invece, in questi anni, sottolinea Laura Boy dell'Unione Inquilini, "è rimasto vuoto e abbandonato, ma con le luci accese, e nel seminterrato è tuttora presente un archivio di documenti della compagnia aerea". 

Gli attivisti di Aldo Dice, nel 2016, si sono spostati in via Oglio, a Milano, un ex studentato che ora il Comune intende riqualificare: così, dopo un accordo tra la giunta milanese e gli attivisti stessi, questi hanno liberato (con sei giorni di anticipo) via Oglio e hanno cercato un nuovo luogo per collocare le 190 persone (di cui oltre 80 minori), trovandolo inizialmente in via Medici del Vascello. Ma la struttura si è rivelata troppo degradata e per giunta con acqua probabilmente contaminata.

Ecco perché dopo solo una notte Aldo Dice si è trasferito di nuovo nell'ex Alitalia di Sesto. "Abbiamo visto diversi edifici a Milano ma per un motivo o per l'altro nessuno andava bene. Quindi siamo tornati a Sesto, che per noi è un po' un'ultima spiaggia", racconta Molteni. Un'ultima spiaggia che ora Aldo Dice non avrà più. Per il momento resta a disposizione via Oglio, ma ormai soltanto per due giorni. Pochi, pochissimi. Probabilmente gli attivisti preferiranno cercare direttamente un'altra sistemazione.

Polemiche politiche

I politici di centrodestra (dal sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano alla moglie Silvia Sardone, consigliera regionale, passando per Riccardo De Corato, assessore regionale alla sicurezza) parlano senza mezzi termini di sgombero doveroso, di "delinquenti che occupano", di ospiti quasi tutti immigrati. "Non è vero, siamo circa metà e metà fra stranieri e italiani", corregge Boy, aggiungendo che moltissimi sono già nelle graduatorie delle case popolari a Milano e tutti, nessuno escluso, hanno necessità di un tetto. 

In Aldo Dice, la maggior parte delle persone vive quella situazione di limbo tra uno sfratto esecutivo e l'assegnazione di una nuova casa: un limbo che può durare mesi, anche anni, durante i quali perfino il Comune utilizza il residence sociale "abusivo" per collocare le persone in difficoltà dopo uno sgombero. A Milano, infatti, c'è penuria di posti di questo tipo. 

"L'unico risultato dell'azione di oggi è che decine di famiglie con bambini stanno tornando a Milano e ad esse bisognerà dare una risposta", reagisce Pierfrancesco Majorino, Pd, assessore milanese al welfare: "Come sempre la destra se ne fregherà, pur avendo la responsabilità totale di questa vicenda visto che gestisce da anni Aler in modo folle".

25 bambini

Intanto, dopo lo sgombero, nel pomeriggio del 4 settembre restano 25 minorenni con 30 adulti, secondo quanto riferito da varie fonti. La polizia ha preferito non metterli in strada in attesa di una soluzione, dopo la fine delle fasi di sgombero dell'edificio.

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