Faceva la bella vita coi soldi rubati: case, conti e quote di un bar sequestrati a un rapinatore

La divisioni anticrimine della Questura ha sequestrato beni per 600mila euro a un rapinatore

Il rapinatore e il palazzo in cui possedeva i tre immobili

L’ultima dichiarazione dei redditi l’avevano presentata nel 1997. Eppure, lui e sua moglie - che avevano dichiarato di avere un lavoro a tempo determinato e poco altro - continuavano a fare la bella vita. Immobili, quote societarie, macchine, conti correnti che l’uomo non poteva apparentemente permettersi, ma che in realtà avevano “un’origine” ben diversa. 

La divisione anticrimine della Questura di Milano, dopo una lunga indagine, ha disposto il sequestro di beni per seicentomila euro nei confronti di Bruno Montefusco, cinquantaquattrenne di Napoli, con un curriculum di tutto rispetto come criminale e rapinatore. 

L’uomo è in carcere a Como dal 1 aprile del 2016, quando gli agenti della Squadra mobile lo avevano arrestato insieme a due complici - un italiano di quarantuno anni e un uruguaiano di settantotto soprannominato “Il presidente” - dopo una rapina nella Monte dei Paschi di Siena di Rozzano. Quella mattina, i tre erano entrati nella filiale sfruttando un dito di silicone per superare il rilevatore di impronte digitali e avevano rubato centomila euro, prima di venire però fermati e arrestati.

Per quella rapina, per cui è in carcere, Montefusco non è ancora stato condannato, ma i precedenti a suo carico non mancano. Il primo è del lontano 1985: tre anni di reclusione per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Un anno dopo una nuova condanna per ricettazione e nel 1990 la prima per furto. Nel 2000, invece, arriva la prima sentenza che lo “descrive” come rapinatore: dodici anni di reclusione per rapine plurime aggravate, detenzione illegale di armi e sequestro di persona. 

Soltanto quei colpi, ha ricostruito la divisione anticrimine, gli hanno fruttato oltre duecentomila euro, che evidentemente il cinquantaquattrenne - in carcere dal 2016 proprio dopo la rapina a Rozzano - ha investito e fatto fruttare. 

La polizia, infatti, è riuscita ad accertare e sequestrare beni per seicentomila euro: tutti intestati ad altre persone - compresi sua moglie e suo nipote, incensurati -, ma direttamente riconducibil a lui. 

A quel punto, gli agenti hanno messo le mani su tre immobili in via Marco Aurelio - una casa per nulla modesta, una cantina e un box -, due conti correnti e sul 40% di un famoso bar di zona Città Studi, le cui quote erano intestate proprio alla moglie e al nipote del rapinatore. 

Ad attirare l’attenzione della divisione anticrimine - che già aveva preso in carico le tante condanne - è stato indirettamente lo stesso cinquantaquattrenne, che girava in Mercedes e aveva uno stile di vita per nulla compatibile con i suoi redditi ufficiali. 

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