Droga, banconote e migliaia di monetine nella baracca: due pusher arrestati a Rogoredo

L'operazione della Polfer: i due avevano un grosso giro e clienti in fila indiana per la dose

Droga, soldi e la pistola

I poliziotti della Polfer, guidati da Angelo Laurino, li tenevano d'occhio da circa un mese. Appostamenti diurni e notturni per capire i loro movimenti. Due spacciatori che sembravano avere un "mercato" piuttosto fiorente nel boschetto di Rogoredo. Addirittura acquirenti in fila indiana per procurarsi l'eroina da loro (ma non solo: all'arresto avevano anche cocaina con sé). Ma non è stato semplice individuare la loro "base", finché non sono stati visti uscire su via Rogoredo, di mattina presto, attraversando alcuni orti. 

In mezzo all'area una baracca diroccata. Così, all'ennesimo appostamento, mercoledì mattina, gli agenti sono andati a colpo sicuro. Come qualche giorno prima li hanno visti scavalcare la recinzione in metallo e attraversare via Rogoredo per andare a fare colazione in un bar; ma prima, i due si sono liberati di un sacchetto, nascondendolo in un cespuglio. Mentre i due erano nel locale, i poliziotti aprivano il sacchetto trovando una quindicina di grammi di eroina e circa altrettanti di cocaina. Così si sono introdotti nel bar e hanno fermato i pusher. Uno dei quali ha cercato di opporre resistenza, senza riuscirci.

Contemporaneamente partiva la perquisizione nella baracca. All'interno vari vestiti, effetti personali (anche un paio di occhiali), a testimoniare che qualcuno ci viveva, ci dormiva. E poi la droga: un chilo e 300 grammi di eroina, 3 mila euro in banconote, più di 1.100 euro in monete e monetine, telefoni, bilancini di precisione, una pistola scacciacani con sette colpi: tutto nascosto sotto un cumulo di tegole accatastate in un angolo della capanna.

Pusher "di spessore"

Già noti per lo spaccio di droga, si tratta di due marocchini non regolari in Italia. Rispondono di spaccio. Il più grande ha 26 anni e risponde anche di un ordine di allontanamento dall'Italia non rispettato. L'altro, di 22 anni, è stato anche indagato per violazione della legge sull'immigrazione. Uno dei due è parente di un uomo arrestato qualche anno fa sempre per spaccio nella zona del boschetto.

Come in quel caso, anche qui ci troviamo di fronte a due non come tanti altri, ma con una caratura notevole. Ne è la prova la quantità di monetine con cui i tossicodipendenti pagavano le "mini dosi" da tempo abitudine a Rogoredo: pochi euro per qualche "punto", frazioni di grammo, che vanno bene per non stare in astinenza qualche ora.

Si tratta, comunque, di "rivenditori finali", non di boss o trafficanti. Dormivano nella capanna e usavano (come i loro "colleghi") anche altri nascondigli tra via Rogoredo, via Orwell e il boschetto. La Polfer continuerà le indagini sulle loro attività, così come sullo spaccio a Rogoredo in generale. Da qualche mese, gli agenti dispongono di un nuovo ufficio nella stazione ferroviaria.

«Debellare lo spaccio»

L'obiettivo dichiarato è far cessare lo spaccio in questo spicchio di Milano. Laurino, illustrando l'operazione, conferma che per la Polfer è «prioritario debellare lo spaccio di droga nella zona di Rogoredo, anche perché le situazioni che si vengono a creare sono pericolose». Quando le forze dell'ordine intervengono, infatti, scatta un "fuggi fuggi" generale che coinvolge pusher e acquirenti, e che si traduce in decine di persone che corrono nella zona dei binari. Mettendo a rischio la loro vita e anche la circolazione dei treni, costretti a rallenttare.

E certamente c'è anche dell'altro. Nel 2026 a Milano (e a Cortina) partiranno le Olimipiadi invernali: per quella data sarà stato costruito, a nel vicino quartiere di Santa Giulia, il Palaitalia, destinato a ospitare importanti partite di hockey. Non si dice apertamente, ma di sicuro è già arrivata l'indicazione che l'intera zona sia "tirata" a lucido.

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