Tre ore di coda per un po' di pane gratis. Tutti i santi giorni

"Pane quotidiano" offre a chiunque - senza documenti e domande - un po' di spesa e pane gratis. Ogni giorno ci sono centinaia di persone in attesa. MilanoToday intervista "Pigi", angelo di questa Milano per niente "moda e lusso"

Ore e ore di fila per un po di pane (foto Mesa Paniagua)

Alle 7 del mattino arrivano i primi, per lo più gli anziani. Attendono due ore prima dell'apertura. Lo sanno e fanno bene visto che, a metà mattinata, la coda arriva quasi al semaforo tra viale Toscana e via Giancarlo Castelblanco, circa 150 metri di persone una dietro l'altra. Anziani, bambini, mamme, uomini, giovani, caucasici, mulatti, orientali, afro, sembra che ci sia l'umanità intera ad aspettare per un po' di “Pane quotidiano”. Come si chiama l'associazione laica che da 114 anni aiuta i bisognosi di Milano. 

Non solo pane, anche carciofi, latte, cioccolata, lattuga e quello che giorno dopo giorno i volontari dell'associazione riescono a recuperare dai benefattori. Roberto, per esempio, ogni alba, alle 5, parte con il camion dell'onlus da Milano, direzione Muggiò, verso la sede della Panem, azienda che produce pane a ciclo continuo. Tutti i giorni una tonnellata di pagnotte sono lì pronte per riempire i sacchetti di quell'umanità in fila davanti alle sedi dell'onlus in viale Toscana o in viale Monza.
 
Venerdì 2 novembre siamo stati lì e abbiamo incontrato Piergiorgio Passuello, chiamato "Pigi" dai volontari, uno dei membri del consiglio di "Pane Quotidiano" - il cui presidente è Pier Maria Ferrario - che ci ha raccontato il loro servizio.
 
A cosa vi ispirate?
 
Il nostro moto è "Fratello qui nessuno ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni"
 
E che cosa vuol dire concretamente?
 
Noi qua non chiediamo tessere, né documenti, non iscriviamo nessuno, semplicemente chi si presenta entra e si porta quello che c'è.
 
114 anni per un'associazione sono tanti, come sono cambiate le cose nel tempo?
 
Tutto è nato nel 1898 per volontà di Arrigo Valentini. Inizialmente tutto era molto ridimensionato. Intorno negli anni '20 ci hanno dato una sede in Porta Genova, poi nel '33 il Comune di Milano ci ha concesso questo spazio in viale Toscana n. 28 e da allora siamo qua. Negli ultimi anni, con la crisi economica abbiamo avuto un'evoluzione spaventosa di povertà. Noi siamo arrivati a distribuire 700mila razioni all'anno.
 
Chi viene da voi a prendere un po' di spesa?
 
Abbiamo riscontrato che negli ultimi mesi sono aumentate le persone anziane e gli italiani. C'è invece un rallentamento nel numero degli immigrati. In generale superiamo mediamente le 2500 utenze al giorno, considerando entrambe le sedi. Sono di tutti i tipi. C'è gente metodica che viene qui tutti i giorni. C'è chi viene solo in periodi particolari. Molti di loro oramai, con il tempo, abbiamo imparato a conoscerli. Sappiamo le necessità e le difficoltà che hanno.
 
Queste migliaia di bisognosi, cosa ricevono da voi?
 
Nel pacco della spesa noi mettiamo ovviamente il pane, che ci viene donato dalla Panem. Poi ci sono altri prodotti come latte, formaggio, cioccolata. Tutti provenienti da aziende amiche come la Granarolo, la Lindt, la Ferrero, per citarne alcune. C'è anche la verdura e la frutta: noi andiamo all'ortomercato e ci facciamo dare qualcosa dai commercianti. Diamo anche i vestiti. E c'è un servizio di consulenza medica gratuita che facciamo una volta a settimana grazie a medici volontari.
 
Qual è l'importanza dei volontari per la vostra attività?
 
Noi viviamo sul volontariato. Il nostro servizio è quotidiano. Diamo la spesa dalle 9 alle 12. Solo la domenica non lo facciamo perché non c'è il pane. In tutto siamo 70 volontari. Bisogna considerare che per far funzionare tutti gli ingranaggi c'è bisogno di almeno 20 volontari per sede.
 
A Milano esistono altre associazioni che aiutano i più bisognosi. Collaborate insieme?
 
E' difficile collaborare perché ciascuno ha un suo modo di operare. Magari molti danno il pasto da consumare, altri fanno tesserare gli utenti. C'è un rapporto di cordialità. Ad esempio recentemente da una onlus collegata alla Caritas ci hanno donato degli alimenti che avevano in eccesso.
 
Ricevete contributi pubblici?
 
Dagli enti pubblici (Comune e Provincia) abbiamo qualche contributo. Sono finanziamenti legati a progetti. Anche lì si fa sentire la crisi. Poi ci sono i benefattori privati dei quali, così come dei volontari, c'è sempre bisogno.
 
 
 

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