I milanesi e il nuovo-vecchio vizio: la sindrome da cammello

Tra immondizia, cicche di sigarette, automobili e motorini, sui marciapiedi milanesi tornano prepotentemente... gli sputi. Ecco una guida ironica sulla "sindrome da cammello"

Cartello di "No spitting" nel mondo anglosassone

Camminare sui marciapiedi di Milano diventa spesso una gara ad ostacoli. Ogni mattina mentre esco con il cane devo prestare attenzione sempre più a nuove sorprese. Ci si imbatte in varie amenità: sacchetti di immondizia abbandonati e accatastati agli angoli delle case, maleducazione di alcuni padroni di cani che per non fare fatica e portare con sé un sacchettino abbandonano con aria di nonchalance le cacchine del loro amati cagnolini. Ma non finisce qui. È tornata in auge la moda tra i cittadini milanesi di tutte le età: la sindrome del cammello. Detta così chissà cosa mai potrà evocare?! Nulla di esotico e nemmeno un ricordo legato al deserto del Sahara, ma si riferisce alla pessima abitudine di sputare per terra.

Si sputa non per difendersi dall'aggressore, non nel culmine della lotta tra due animali, non per mostrare antipatia verso un altro cammello nemico: no, solo per moda. Ho osservato gli autori di questo comportamento e mi sono accorta che non sono solo adolescenti desiderosi di darsi un tono, neppure anziani colpiti da qualche disturbo polmonare e chiamati da un impellente bisogno.

Con mio grande stupore ho visto giovani uomini elegantemente vestiti che prima di salire sulla loro bella automobile pensano bene di lanciare un messaggio schiumoso.

Non credo lo facciano per marcare il territorio quasi a voler dire: "Questo è il mio posto auto, stasera lo voglio libero". No, non è sufficiente come motivazione perché li ho visti sputare anche durante una normale passeggiata. Il modo di comunicare umano si sta sempre più evolvendo e questi gesti maleducati dovrebbero scomparire anziché moltiplicarsi…di una cosa son certa, è una moda che non conosce ceto sociale. La scorsa estate, mentre camminavo in una rinomata via di Milano, dalla finestra del piano terra di una villetta è partito un lancio di due metri che per un fatale gioco del destino non mi ha centrata in pieno. E lì ho capito che la sindrome è più grave di quanto avessi immaginato.

La cura? Si potrebbe per prima cosa ricollocare i cartelli Vietato sputare che anni fa campeggiavano sui mezzi pubblici avvalendosi del fatto che questa abitudine antipatica è anche un mezzo di contagio e poi, (perché no?), delle belle multe per imbrattamento del suolo pubblico.

Fatto questo si può iniziare un discorso di ri-educazione al senso civico, il filosofo Aristotele considerava l'uomo un animale sociale che vive bene solo in mezzo agli altri: a patto, aggiungo io, che gli altri imparino a gestire certe abitudini ineleganti e malsane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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