Milano, stuprò una turista canadese al parco Lambro: finto tassista condannato a 12 anni

Durante le indagini emerse un'altra violenza sessuale: è stato incastrato grazie al Dna

Immagine repertorio

Dodici anni di carcere. È la condanna inflitta dal tribunale di Milano a Josè Balmore Argueta Iraheta, il 28enne salvadoregno legato alla gang sudamericana MS18, che il 17 settembre 2017 ha stuprato una turista canadese di 30 anni fingendosi tassista. E non era la sua prima violenza: dalle indagini del pm Gianluca Prisco era emerso che il giovane ha violentato un'altra ragazza — il 14 novembre 2010 — a bordo di un treno che viaggiava tra Milano e Vignate.

A condannare il 28enne il gup Natalia Imarisio che ha accolto la richiesta del pm. Le pene per i due episodi si sono sommate senza alcuno sconto, se non quello previsto dal rito abbreviato. Nei mesi scorsi Iraheta aveva scritto alle sue vittime chiedendo scusa. Non solo:  in aula il giovane, difeso dall'avvocato Chiara Parisi, aveva tentato di fornire una diversa ricostruzione dei fatti, negando gli abusi.

La donna violentata e derubata sul treno? "Avevo appena 20 anni ed ero senza soldi, volevo solo il telefono", si è difeso Iraheta che poi ha cercato di negare la violenza. Mentre sugli abusi contro la turista ha dichiarato che avrebbe male interpretato l'atteggiamento della donna. Per le due vittime il giudice ha riconosciuto provvisionali di risarcimento da 25mila euro.

La violenza e l'arresto

All'alba di domenica 17 settembre, il 28enne si era avvicinato alla turista canadese in viale Monza e si era offerto di accompagnarla alla stazione di Lampugnano, dove era diretta per prendere un bus per Venezia. La canadese si era fidata e, ipotizzando che si trattasse di un noleggio con conducente, era salita a bordo dell'utilitaria. Arrivati in piazzale Loreto, l'uomo ha proseguito per via Costa, via Leoncavallo, via Palmanova, piazza Udine e poi nei pressi del Parco Lambro dove ha parcheggiato e abusato della donna. Terminato lo stupro il salvadoregno aveva riacceso l'auto e liberato la 30enne in centro città. 

I militari erano arrivati a lui attraverso le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza. Riprese che immortalavano una Citroen C3, ma non la targa. Incrociando il dato con quello delle cellule telefoniche agganciate al passaggio del veicolo i militari avevano la rosa fino ad arrivare a due sospettati. Pedinati. 

La prova regina era arrivata con il Dna prelevato da uno dei due sospettati. Materiale che lo aveva incastrato non una ma due volte: il codice genetico, infatti, combaciava alla perfezione con quello di un uomo che nel 2010 aveva violentato una donna su un treno partito da Repubblica verso Vignate, caso che era stato archiviato e poi riaperto.

E le manette erano scattate a novembre, arrestato a casa della fidanzata a Alessandria. E non era la prima volta: era già stato condannato a tre anni per tentato omicidio.
 

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Commenti (4)

  • Avatar anonimo di Sonia
    Sonia

    12 anni sono pochi, andrebbe castrato, buttato fuori dall'Italia e condannato a scontare la pena al suo paese!

  • Bene, finalmente un po' di condanne esemplari

  • Rito abbreviato? Via i diritti a sti schifi!!!

  • Bene! Anche se poco x uno schifoso

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