Fedele al Califfo e pronto al martirio per l’Isis: chi è il 26enne aspirante terrorista di Vaprio

Il giovane, un ventiseienne pakistano, è stato fermato domenica a Vaprio d'Adda. Il ministro Alfano: "Processo di radicalizzazione jihadista già in atto". Aveva giurato fedeltà all'Isis

Il 26enne è stato fermato dai carabinieri - Foto repertorio

Fino a qualche mese fa la sua vita era normale, quasi monotona. Casa, Decathlon - dove lavorava come magazziniere - e poi ancora casa, senza moschee, centri religiosi o altri luoghi di culto. Tante ore passate al pc, dove sarebbe avvenuto il processo di radicalizzazione, e pochi amici, più italiani che stranieri. 

È il perfetto profilo del “terrorista fai da te” quello del ventiseienne pakistano fermato domenica mattina dai carabinieri del Ros a Vaprio d’Adda, perché sospettato di essere pronto a un azione di martirio nel nome dello Stato islamico

"Ho firmato l'espulsione di un pakistano, ritenuto pericoloso per motivi di sicurezza dello Stato - ha spiegato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano -. Un'importante operazione antiterrorismo condotta egregiamente dai Ros e dal comando provinciale dei carabinieri di Milano ha consentito, infatti, l'individuazione di questo soggetto di ventisei anni, residente a Milano, rintracciato a seguito di una complessa attività di indagine che ha rilevato un processo di radicalizzazione di tipo jihadista già in atto".

Il giovane, insomma, sarebbe stato pronto a colpire da un momento all’altro in nome della jihad. "Il pakistano aveva più volte affermato la sua appartenenza ideologica a Isis - ha aggiunto Alfano - elogiando gli efferati gesti compiuti dai terroristi jihadisti. Il suo comportamento era stato ritenuto particolarmente pericoloso perché, oltre a rispondere a un profilo di radicalizzato, tratteggiava una persona molto attiva su internet, in piena linea con lo schema di violenza diffuso da Isis via web, impegnato nel proselitismo nei confronti persino di sua moglie, convinto, in modo esaltato, di volere raggiungere i principali teatri del conflitto per offrire il proprio contributo come combattente, pronto a un atto di martirio in nome della jihad".

In quest'ottica, ha proseguito il ministro dell'Interno, "rientra anche la sua esaltazione per gli attentati terroristici di Parigi, considerati la giusta e inevitabile risposta agli attacchi militari dei francesi e della coalizione anti-Isis nell'area siro-irachena e, infine, la sua dichiarata conoscenza del modo per reperire i materiali necessari alla costruzione di ordigni esplosivi".

Il ventiseienne, secondo quanto accertato dalle indagini, avrebbe anche già individuato alcuni possibili obiettivi. Nel suo mirino potrebbero essere finiti pattuglie di carabinieri o un’enoteca di Vaprio, che lui stesso sembrava odiare. 

A scrivere la parola fine sulla sua carriera di aspirante jihadista, però, ci hanno pensato proprio i carabinieri. 
 

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