Pronto a fare la jihad e a reclutare altri miliziani: arrestato terrorista dell'Isis

Si tratta di un 22enne egiziano: per gli investigatori era organico al Daesh. Con lui denunciati due suoi connazionali, di cui uno verrà espulso dall'Italia

Il 22enne (foto Polizia)

«Qui sulla terra esiste il peccato e gli errori. Se mi venisse concessa la misericordia di Lui (Allah) però, la cosa è (può succedere che), che (Allah) sia lodato, o ti perdona e tu ti senti in trappola e in debito per quello che hai commesso, se Allah vuole, sia lodato, (Lui) ha detto: "Questo è illegittimo (haram - contro la sharia), o qualcosa del genere, ti dà il potere di risolverla personalmente e così via…”. Per ciò, mi ha mandato a dire (non si sa a chi faccia riferimento) che io debba sgozzarla e così via… ma se io sgozzo e la sgozzo lì, vedrei il suo sguardo…».

E' solo una delle frasi ascoltate dagli investigatori della polizia pronunciate da Issam Elsayed Abouelamayem Shalabi, egiziano di 22 anni residente a Milano nel quartiere di Crescenzago, arrestato all'alba del 21 novembre per associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione al terrorismo. La polizia lo ritiene organico allo stato islamico e intenzionato a combattere per il Daesh, per il quale faceva propaganda, diventando nel tempo un punto di riferimento per altri.

La residenza del giovane (via Antonio Meucci 2) è nello stesso edificio in cui, nel mese di marzo, si era consumato un feroce e assurdo delitto. Un egiziano era stato accoltellato al cuore al culmine di una lite scaturita tra sei ragazzi, coinquilini e connazionali, per ragioni di "campanilismo" derivato dalle rispettive zone d'origine. Un delitto che, ovviamente, non c'entra alcunché con l'indagine antiterrorismo, della quale condivide soltanto l'indirizzo.

L'operazione, coordinata dalla direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha coinvolto anche altri due egiziani, soltanto denunciati: un 21enne domiciliato a Colonnella (Teramo), per il quale è stata stabilita l'espulsione dall'Italia, e un 23enne residente a Piacenza ma attualmente all'estero. 

I tre egiziani sono fortemente radicalizzati e manifestano sentimenti dichiarati di odio verso l'Occidente. Shalabi era la figura carismatica del terzetto. All'inizio delle indagini (svolte dalla procura dell'Aquila) risiedeva a Colonnella, poi si era trasferito a Cuneo e da qui, l'1 agosto 2018, a Milano, cambiando indirizzo quattro volte in pochi mesi. Lavorava in nero per un'azienda che si occupa di bitumazione stradale. 

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L'indottrinamento e la volontà di combattere

Shalabi trascorreva quasi tutto il suo tempo libero indottrinandosi sulla guerra contro l'Occidente, attraverso filmati e file audio che trasmettono inni jihadisti e sermoni estremisti. L'escalation di radicalizzazione è risultata evidente e palese agli investigatori. Tra l'altro alcuni di questi sermoni indicavano chiaramente la via del martirio e degli attentati in Occidente nei confronti dei civili. «Sì, io mi auguro di andare lì ma ancora non è arrivato il momento. Arriverà il momento in cui andrò a fare la guerra insieme a loro», ha dichiarato Shalabi conversando al telefono con un interlocutore e riferendosi all'arruolamento nello stato islamico. Per poi aggiungere: «Conosco persone che hanno fatto domanda di fare una operazione jihadista».

Esplicita anche la consapevolezza che lo stato islamico si serve di "lupi solitari", individui che non fanno parte di gruppi organizzati ma si tengono pronti ad agire quando verranno "chiamati": «Ognuno di noi (dello stato islamico) si muove per conto proprio, ognuno di noi ha capito il concetto di battaglia e il significato del bene e del male», spiegava Shalabi aggiungendo di desiderare «che la legge di Allah copra tutta la Terra».

Il video dell'iniziazione all'Isis

Intercettazioni, pedinamenti, analisi delle frequentazioni. Tutto convergeva: Shalabi, secondo quanto appurato dalla polizia postale, gestiva gruppi chiusi su Telegram rilasciando personalmente le credenziali per far partecipare altri. In questi gruppi diffondeva le attività dell'Isis raccolte da "Amaq" e "Nasher News", che elencano tra l'altro gli obiettivi e i risultati del Daesh in termini di morti, feriti, prigionieri catturati e così via.

Dal canale "Nasher News", il 22enne aveva scaricato un video che riprendeva il rito dell'adesione (e giuramento di fedeltà) allo stato islamico e al califfo Abu Bakr al Baghdadi, effettuato da cinque ragazzi seduti a semicerchio che recitavano una frase inequivocabile: "Oh, infedeli, siamo venuti da voi con lo sgozzamento e con il permesso di Allah, onnipotente, vi estirperemo portando in alto la parola di Allah, o voi ci uccidete così entriamo nel Paradiso che ci è stato promesso".

Si trattava di un video di rivendicazione dell'attentato avvenuto il 29 luglio 2018 a Danghana, in Tajikistan, nel quale un gruppo di ciclisti occientali è stato prima travolto da un'auto e poi attaccato da uomini armati con pistole e coltelli. Shalabi ha anche diffuso un video che sostanzialmente aveva lo scopo di reclutare soldati, prodotto direttamente dal Daesh con tanto di "scadenza" per la presentazione delle candidature (dal 12 al 18 agosto).

Il 22enne è stato arrestato per l'elevata pericolosità che è emersa dalle indagini. Ed è considerato responsabile dell'indottrinamento degli altri due giovani connazionali che attualmente risultano soltanto indagati: uno, come si diceva, verrà espulso mentre l'altro si trova al momento all'estero.

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