«Ho sentito una botta. Bom. E poi buio per 4 giorni»

Parla M.Q., la ragazza finita in coma dopo il rave a Cusago: "Ho sentito una botta forte, in testa. Poi non ricordo più nulla. La polizia ci ha caricato con violenza inaudita"

L'arrivo della polizia a Cusago

Sul sito I Hate Milano viene pubblicata la testimonianza della giovane che, qualche settimana fa, era finita in coma dopo un rave party a Cusago. Si chiama M.Q. ed è una studentessa d'infermieria. 

Secondo le prime versioni ufficiali, la ragazza 22enne era "caduta da sola" nei momenti concitati dello sgombero. Eppure, il suo racconto sembrerebbe contestare questa versione dei fatti.

"La fabbrica di Cusago era molto grossa e isolata - racconta -. Ci avrebbe accolti tutti e non stava cadendo a pezzi mettendo a rischio nessuno. Poi la polizia ha cominciato a caricare, con una violenza terribile, come se si fosse trattato di una carica da stadio. E’ stato squallido, manganellate ovunque, uomini, donne, in modo assolutamente indiscriminato. Io ricordo che avevo questi pensieri, mentre scappavo. Mi chiedevo come fosse possibile che quello che stava accadendo stesse realmente accadendo. E poi all’improvviso bom, mi son svegliata 4 giorni dopo in ospedale".

"Non ho alcun ricordo del coma - continua -. I miei amici mi hanno poi raccontato che ho perso conoscenza subito, poi mi sono risvegliata – non so dire con esattezza quante volte – molto confusa, avevo una sonnolenza incredibile, e alla fine mi sono addormentata completamente. Nessuno, nella ressa ha visto chiaramente quello che è successo, anche perché era molto buio all’interno. Non ho quindi prove certe di cosa mi sia successo".

"Però i medici dicono che se fossi caduta di mio avrei sicuramente una ferita visibile da fuori, perché a 20 anni per rompersi il cranio cadendo bisogna prendere davvero una bella botta, che necessariamente lascerebbe una lesione. Invece io non ne avevo. Al contrario, i medici dicono che una manganellata ha la forza di rompere il cranio, ma non lascia alcuna ferita - continua -. Vorrei fare qualcosa, vorrei che qualcuno perlomeno accertasse quello che è successo.Ma non ho prove certe e non so come fare. Quello che so è che sono delusa, perchè non si può, per nessun motivo, arrivare ad un tale livello di violenza gratuito".

"Siamo persone, con i piercing e i pantaloni larghi, ma siamo comunque persone - conclude -. Ho sentito i giornalisti parlare di me che ero in coma contrapposta a circa 40 poliziotti feriti: ma di cosa si sta parlando? E tutti gli altri ragazzi feriti? Quelli non contano? Prima o poi, comunque, tornerò alle feste. Ci sono i miei amici, persone che mi vogliono bene e che non vedo l’ora di abbracciare. Devo ringraziarli per la vicinanza che mi stanno dimostrando in questi giorni. E ci tornero’ senza brama di vendetta, con la gioia di essere ancora qua e di aver la fortuna di esser circondata da persone che hanno guadagnato il mio rispetto". 

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